Lecco, crolla un cavalcavia, un morto e quattro feriti: rimpallo tra Anas e Provincia

di Claudia Guasco
LECCO Del cavalcavia non è rimasto nulla, c'è solo il guard rail appeso nel vuoto. Il resto è crollato ieri alle 17.20 sulla trafficatissima statale 36 del lago di Como e dello Spluga, sbriciolandosi come un biscotto sotto il peso del tir con rimorchio che trasportava un carico di bobine. Una persona è morta, era alla guida di un'Audi bianca, quattro sono rimasti ferite, tra cui una bimba. Ma si cerca ancora un motociclista e si teme che sotto le travi portanti possano esserci altre persone. Vittime di una catena burocratica che, pur davanti all'evidenza dei calcinacci a terra, richiede bolli e atti formali prima di chiudere una strada. Ora ci sarà un'inchiesta della magistratura per chiarire le responsabilità, con un fascicolo per omicidio colposo e disastro colposo, mentre il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, annuncia che «sta predisponendo una Commissione ispettiva al fine di verificare e analizzare su quanto accaduto sulla Milano-Lecco».

CALCINACCI SOSPETTI
Eppure già nel primo pomeriggio quel ponte che collega Annone, pittoresco paese in riva all'omonimo lago, alla frazione di Sullo mostrava preoccupanti segni di cedimento. Il cantoniere nota pezzi di cemento che si staccano dai piloni, ma la trafila di atti ufficiali per chiudere la strada è farraginosa a tal punto che il cavalcavia crolla prima che qualcuno prenda una decisione. «Toccava alla Provincia», afferma l'Anas. «La responsabilità è dell'Anas», ribatte la Provincia. Alla fine nessuno interviene e quando, poco dopo le cinque, transita il tir, la struttura non regge: il camion precipita sulla Statale, trascinando con sé un'auto e schiacciandone un'altra. La campata si schianta sulla statale, travolgendo le auto che stavano passando in quel momento sulla carreggiata sottostante.

Una era quella Claudio Bertini, morto sul colpo, all'ospedale di Lecco sono stati invece portati l'autista del tir, 50 anni, con uno schiacciamento toracico, e una coppia insieme alla loro figlia di 12 anni. Il crollo, racconta chi ha era nelle vicinanze, è stato impressionante. «Abbiamo sentito il boato fino a qui», dice il benzinaio del distributore Total a un chilometro di distanza. Ora bisognerà capire perché quel cavalcavia è crollato - incuria, materiali scadenti - e perché, nonostante i chiari segnali di allarme, la strada sia rimasta aperta. L'Anas, in una nota dettagliata dice chiaro e tondo che la decisione spettava alla Provincia: «Già attorno alle ore 14 avendo constatato il distacco di alcuni calcinacci dal manufatto, Anas ha disposto immediatamente la loro rimozione e la parzializzazione della statale 36 in corrispondenza del cavalcavia. Subito dopo il cantoniere, in presenza della Polizia Stradale, ha contattato gli addetti alla mobilità della Provincia di Lecco, responsabile della viabilità sul cavalcavia, e li ha ripetutamente sollecitati alla immediata chiusura della strada provinciale 49 nel tratto comprendente il cavalcavia».

IL RIMPALLO
Aquel punto «gli addetti della Provincia hanno richiesto un'ordinanza formale da parte di Anas che implicava l'ispezione visiva e diretta da parte del capocentro Anas, il quale si è attivato subito, ma proprio mentre giungeva sul posto il cavalcavia è crollato». Insomma, lascia intendere l'Anas, se le procedure della Provincia fossero più agili e incisive quel cavalcavia sarebbe stato sbarrato in tempo per evitare la tragedia. Ma la Provincia non ci sta ad assumersi tutta la responsabilità. «La manutenzione del ponte spetta ad Anas perchè di loro proprietà. Alla Provincia di Lecco compete solo la gestione dell'asfalto del tratto provinciale», replica Flavio Polano, presidente della Provincia di Lecco. «La proprietà del manufatto è dell'Anas», ribadisce l'ingegner Angelo Valsecchi, dirigente del settore viabilità e infrastrutture della Provincia. Quindi, se quella strada dovesse essere chiusa o no, «avrebbero dovuto dirlo loro».
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Sabato 29 Ottobre 2016, 00:00
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