Rossa 812 Superfast, l'auto di serie più potente e veloce mai realizzata dalla Ferrari

di Sergio Troise
GINEVRA - Il mondo va da un’altra parte, ma è bello credere che c’è ancora tempo per salvaguardare valori che hanno scritto la storia. L’importante è trovare le soluzioni giuste per coniugare innovazione e tradizione. Prendi il caso della Ferrari, icona di tecnica e bellezza felicemente giunta al traguardo dei 70 anni: nel 1947, anno di nascita, il suo fondatore scommise tutto sui 12 cilindri. E da quel giorno la casa di Maranello è rimasta l’unica ad aver prodotto con continuità vetture così motorizzate.
 
 


Certo, ci sono state e ci sono tuttora le alternative a 8 cilindri; in passato non sono mancate escursioni nel piccolo mondo dei 6 cilindri (Dino) e in tempi recentissimi ci si è cimentati con successo anche nell’innovativo campo dell’ibrido. Ma la Ferrari per antonomasia è ancora oggi una berlinetta con un’orchestra a 12 strumenti che suona sotto al cofano anteriore. E non deve stupire, dunque, se la regina di Ginevra sia stata la 812 Superfast, ultimo capolavoro con tanto di V12 uscito da quell’autentica galleria di opere d’arte che è la fabbrica di Maranello. Erede della 500 Superfast del 1964 e sostituta, nella gamma attuale, della F12 Berlinetta, la nuova Ferrari rimanda anche alla mitica 365 GTB-4 Daytona del 1968, una delle V12 più affascinanti. E non è un caso. Anche per definirne lo stile sono state ripercorse, infatti, le strade di sempre: cofano lungo, coda tronca, tetto basso. Ma non solo: paratie mobili, fondo piatto, diffusore di coda sono le armi utilizzate dagli uomini del Centro Stile per esaltare anche l’aerodinamica, valore oggi non trascurabile.

«Forma e funzione per un mix d’assoluta eccellenza» dice Flavio Manzoni, capo del design, sottolineando che «tutto, anche il profilo delle fiancate, è stato studiato per esaltare estetica ed efficienza».
Una delle priorità è stata anche la riduzione di peso, inferiore di quasi 200 kg rispetto alla F12 (1.525 kg). Ma il cuore del progetto, l’abbiamo detto, sta sotto al cofano, in posizione anteriore-centrale, ed è il V12 6,5 litri a iniezione diretta con 800 cv/718 Nm. La potenza massima viene raggiunta a 8500 giri, ma l’80% della coppia è disponibile già a 3.500, mentre i rapporti del cambio sono stati accorciati mediamente del 6%. «Tutto ciò – dicono in Ferrari – va a vantaggio della guidabilità e dell’accelerazione in ripresa fin dai bassi regimi». Da brividi le prestazioni dichiarate: 2,9 secondi sullo 0-100; 7,9 per arrivare a 200; velocità massima 340 km/h. Mai una Ferrari di normale produzione era arrivata a tanto.

I tecnici del Cavallino assicurano che anche in materia di handling sono stati raggiunti livelli mai toccati prima: tra le chicche hi-tech c’è infatti il passo corto virtuale, sistema gestito dall’elettronica che integra le funzioni del servosterzo elettrico (per la prima volta utilizzato a Maranello) e l’SSC (Side Slip Control), deputato a controllare l’assetto e a migliorare la trazione, sfruttando anche le ruote posteriori sterzanti. All’avanguardia l’impianto frenante in carboceramica fornito da Brembo, che prevede l’impiego di pinze speciali derivate da quelle della supercar LaFerrari. Nella gamma colori sono stati introdotti il grigio opaco e il nuovo metallizzato “rosso 70 anni”. Se siete tra i fortunati che possono sborsare i 292.000 euro del prezzo di listino, armatevi di pazienza: la produzione 2017 (500 unità) è già tutta esaurita.
 
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Lunedì 24 Aprile 2017, 15:55
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