L'Audi Quattro di Hannu Mikkola del 1983

Audi Quattro, la Stella Polare del rally. Dominò con la trazione integrale con Mouton e Röhrl

di Franco Carmignani
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L’Audi Quattro si può dire sia stata la stella polare dei rally a partire dall’inizio degli anni ’80. E’ stata la prima a imporre la trazione integrale, che poi è diventata comune a tutte le vetture da rally da quel periodo a tutt’oggi.

Entrata a far parte del Gruppo VW, a fine anni ’70, l’Audi (al tempo Audi NSU Auto Union AG), dopo tante stagioni difficili, inizia il grande progetto di rilancio del marchio. Ha ereditato il simbolo dei quattro anelli della leggendaria Auto Union degli anni ’30 (ogni anello rappresentava una delle Case che s’erano unite: Audi, DKW, Horch, NSU). A capo del settore sviluppo c’è Ferdinand Piech, nipote di Ferdinand Porsche. Piech ha già una grande esperienza alle spalle, ha progettato tra l’altro la Porsche 917, la prima vettura della Casa di Stoccarda capace di imporsi alla 24 Ore di Le Mans. Le idee sono molte e corrispondono ad altrettante sfide, in particolare l’aerodinamica che consentirà di ottenere un Cx mai visto sulla nuova berlina 100, e la trazione integrale, da applicare sia alle vetture di serie che a quelle da corsa .

Il progetto “Quattro” parte alla fine degli anni ’70, come base si sceglie l’Audi Coupè, la cui carrozzeria viene alleggerita con l’adozione di elementi in alluminio e plastica, mentre  il motore cinque cilindri 10 valvole monoalbero di 2110 cc abbinato a un sistema d’iniezione DVG e al turbocompressore KKK, nella primissima versione sviluppa una potenza di oltre 300 cv con una fascia di utilizzo tra 5.500 e 7.000 giri/min, mentre la coppia massima di 420 Nm è già disponibile da 3.250 giri/min. Il cambio è a cinque marce, con rapporti specifici – 3,00 in prima, 2,00 in seconda, 1,5 in terza, 1,217 in quarta, 1,040 in quinta, i differenziali, a scelta, 4,11, 4,55, 4,87, e ovviamente la trazione sulle ruote anteriori e posteriori.

I freni sono a dischi ventilati, con portamozzo avvitato, pinze in lega leggera e ripartitore di frenata regolabile. Le sospensioni tipo McPherson sono a bracci trasversali e tiranti elastici, con molle, ammortizzatori e barre stabilizzatrici. Anche i cerchi sono in alluminio delle misure 6J x 15 o 7J x 15 per le coperture M & S. A proposito di pneumatici, la scelta è in controtendenza rispetto alla concorrenza: Kleber, che d’altra parte garantirà uno sviluppo specifico per la trazione integrale. Per quanto riguarda le misure la prima Audi Quattro è lunga 4.404 mm, larga 1.733 m, con un passo di 2.524 mm, e carregiate anteriori e posteriori di 1.465 e 1502 mm.

Nell’autunno del 1979 il prototipo è pronto. Hannu Mikkola, uno dei grandi “Flying Finn” , che quell’anno chiude secondo per 1 punto nel Campionato Mondiale Piloti, è il pilota prescelto per dare inizio all’avventura. Il primo contatto di circa mezz’ora avviene nell’ Altmühltal, una valle tra Ingolstadt e Norimberga. Un anno più tardi il primo test gara in Portogallo, al Rally dell’Algarve, dove l’Audi Quattro, che corre fuori classifica, dà oltre un quarto d’ora al vincitore.

Tutto è pronto per l’esordio nel mondiale, con due vetture. A Mikkola, già nella stagione dello sviluppo è stata affiancata Michèle Mouton, anche lei ricca di esperienze, visto che ha già corso con l’Alpine, la Fiat 131 Abarth e la Lancia Stratos.

La prima vittoria, che precede l’esordio mondiale a Montecarlo, arriva già a inizio gennaio 1981, con l’austriaco Franz Wittman che s’impone nel tradizionale Janner Rally. Al “Monte” le cose non vanno bene. La Mouton, per l’occasione in coppia con Annie Arrii, che poi sarà stabilmente sostituita da Fabrizia Pons,  si ferma nel percorso di concentrazione, per un “problema” all’alimentazione. C’è acqua e sabbia nel carburante… Nelle sei Prove Speciali del Percorso di Classificazione, Aix-les-Bains-Monaco, Mikkola domina, e mette subito in luce il potenziale della trazione integrale. Alla fine della prima frazione di gara ha un vantaggio di 5’54” sulla Porsche 911 SC di Jean Luc Thérier. Ma già all’inizio del Percorso Comune, l’Audi comincia ad accusare noie all’alternatore. Poi, nella P.S. di Saint Nazaire Les - Désert , accusa diciassette minuti di ritardo, causa il violento impatto contro un muretto. Nella classifica finale figura così in novantunesima posizione.

Ma quindici giorni più tardi si prende la rivincita al Rally di Svezia. E’ la prima vittoria dell’Audi e della trazione integrale in una gara del Campionato Mondiale Rally, e lo stesso Mikkola è il primo non-svedese ad imporsi a Karlstadt. Segue una fase un po’ travagliata, la vettura è ancora sovrappeso e poco maneggevole, che culmina nella squalifica al Rally dell’Acropoli. Al parco di Lagonissi i Commissari Tecnici rilevano nelle vetture di Mikkola, Mouton e Wittmann una batteria supplementare, mentre la sede dei proiettori nasconde una presa d’aria. E’ bufera sul direttore di Audi Sport, Walter Treser, che si dimette. A questo punto per tornare alla vittoria la coupè tedesca deve aspettare il fine stagione che è trionfale. Una straordinaria Michèle Mouton si impone nel Rally di Sanremo. E’ la prima donna al mondo, e finora l’unica, a vincere una gara del Campionato del Mondo Rally, assieme alla bravissima Fabrizia Pons. Poi, tocca a Mikkola, che domina il RAC Rally, rifilando dieci minuti al neo Campione del Mondo Ari Vatanen.

Il 1982 è l’anno del trionfo. Con sette vittorie – Svezia (Blomqvist), Portogallo (Mouton), Acropoli (Mouton). Brasile (Mouton), 1000 Laghi (Mikkola), Sanremo (Blomqvist), RAC (Mikkola) – Audi conquista il titolo mondiale costruttori. Resta un po’ d’amaro in bocca per il secondo posto di Michèle Mouton nel mondiale piloti, che la ragazza di Grasse ha dimostrato di valere. Ma la costanza di Röhrl con l’Opel Ascona 400, a punti in nove delle dodici gare iridate, un po’ di sfortuna – in Svezia ha urtato la macchina di Mikkola ferma in mezzo alla strada, in Costa d’Avorio è stata raggiunta dalla notizia della morte del padre – e qualche errore della squadra, come la mancata partecipazione al Safari, l’hanno privata di un altro primato storico, e il caos ad Abidjan le hanno negato il risultato più ambito.

A battere Röhrl, che nel frattempo è passato al volante della Lancia Rally Gr.B, ci pensa Hannu Mikkola nel 1983 che vince quattro gare (Svezia, Portogallo, Argentina, 1000 Laghi) contro le tre del tedesco (Montecarlo, Acropoli, Nuova Zelanda), e mette finalmente le mani sulla corona iridata a quarant’anni suonati. L’Audi tuttavia, cede il titolo costruttori alla Lancia che oltre a Röhrl può contare sui due successi di Alen in Corsica e a Sanremo.

Nell’84 arriva la Sport Quattro Gruppo B, omologata l’1 maggio, dopo la costruzione dei 200 esemplari richiesti dalla FIA, che debutta al Tour de Corse. E’ una vettura sostanzialmente diversa. Il motore cinque cilindri, che mantiene la stessa cubatura 2.110 cc (alesaggio x corsa 79,5 x 85,0) , equivalente a 2.954 cc considerando il rapporto di equivalenza di 1,4 rispetto agli aspirati, è ora un DOHC 20 valvole. Alimentato dal sistema iniezione Bosch, e dal turbocompressore KKK, ha una potenza massima di 400 cv a 7.500 giri/min, mentre la coppia massima di 460 Nm è disponibile a 5.550 giri/min. La lubrificazione a carter secco. Anche le dimensioni sono diverse: 4.160 mm la lunghezza, 1.803 mm la larghezza, 2.204 mm il passo, mentre il peso è di 140 kg inferiore alla Quattro, 960 kg con 1100 kg. Ed è la Sport Quattro che garantisce all’Audi la doppietta iridata. Nella classifica costruttori la Lancia, seconda, può solo difendersi con la 037, mentre alla Peugeot, che ha esordito a metà stagione, non bastano le tre vittorie di Vatanen a fine stagione. Dunque, Audi è Campione del Mondo Costruttori per la seconda volta in tre anni, mentre il solido svedese Stig Blomqvist è il numero uno tra i piloti, grazie ai primi posti in Svezia, Acropoli, Nuova Zelanda, Argentina e Costa d’Avorio.

La striscia della Casa di Ingolstadt si conclude nel 1985 con l’unica firma di Walter Röhrl, approdato in Audi l’anno prima, primo a Sanremo con la S1 E’ un “mostro” da 500 cv, che per la prima volta introduce un cambio sequenziale sei marce semiautomatico, e permette a Michèle Mouton di vincere anche la celebre corsa in salita a stelle e strisce, la Pikes Peak in Colorado, imitata dodici mesi dopo da Bobby Unser, e dallo stesso Röhrl, con l’Evo 2, nel 1987.

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Mercoledì 2 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:59 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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