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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
Lewis Hamilton parla con Max Verstappen

Hamilton-Verstappen, visioni opposte. Lewis: «Ritirarmi? non ci penso nemmeno», Max: «Con queste regole smetto»

di Giorgio Ursicino

Questione di punti di vista. Anche in Formula 1, su uno stesso argomento, si possono avere opinioni diverse, profondamente, a volte quasi opposte. È più strano se ciò avviene coinvolgendo due assi conclamati, probabilmente fra i migliori di tutta la storia della velocità. Le visioni non troppo coincidenti riguardano un dossier che ha acceso molti dibattiti. In verità più fra tifosi e commentatori che fra piloti, ancorati al loro lavoro diventato una ragione di vita. L’oggetto del contendere sono le monoposto del nuovo ciclo tecnico introdotte quest’anno che, per la prima volta, hanno potenza uguale dalle due unità termica ed elettrica.

La F1 è sempre stata uno sport esasperato, condito di talento e coraggio, dove i campioni, indubbiamente, devono fare la differenza. Nel corso del tempo, però, è anche stata progresso e innovazione tecnologica, ricerca e sperimentazione che hanno attratto i grandi costruttori coprotagonisti dell’indubbio successo. Pensate alla Ferrari, un fenomeno planetario in grado di accendere l’entusiasmo a tutte le latitudini. In molti dicono che senza il Cavallino, il sapore dei gran premi sarebbe molto più insipido.

Ebbene, le nuove regole introdotte nel 2026 seguono sicuramente quello che avviene nella realtà: aumento dell’efficienza e delle prestazioni, abbassare i tempi consumando meno carburante che è legato ai costi ed al rispetto ambientale. Sono state ridotte le dimensione dei pneumatici, ma con le nuove power unit le performance delle monoposto sono già uguali. Le nuove tecnologie hanno richiesto un po’ di adattamento dello stile di guida, ma non sembra nulla di sostanziale visto che in cima alla graduatoria i nomi sono sempre gli stessi, con qualche inversione delle posizioni come sempre avviene introducendo delle novità.

Di base i piloti si comportano sempre nello stesso modo: chi vince è entusiasta, chi perde si lamenta molto. A Montreal, durante il Gran Premio del Canada, sono arrivate dichiarazioni in grado di scatenare un terremoto. Da una parte Lewis Hamilton che ha ritrovato il sorriso, in terra canadese finora è stato più in forma di Leclerc ed ha annunciato che non ha alcuna intenzione di ritirarsi ed anche il prossimo anno sarà in sella al Cavallino. È motivato, si diverte e queste nuove vetture gli piacciono assai.

Contemporaneamente, il suo erede, l’altro fuoriclasse in circolazione, di oltre un decennio più giovane di Lewis, ha dichiarato che proprio non ne può più e, se le regole non cambieranno, questa potrebbe essere la sua ultima stagione in F1. E non un anno sabbatico, non tornerà più. Due modi di vedere lo stesso bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Max, dal punto di vista del pilotaggio, è un fenomeno ed anche come sportivo è un super eroe: non sente la pressione, stupefacente la sua capacità di andare al limite senza sbagliare mai. Con le parole, invece, è sempre stato un po’ brusco, poco riflessivo.

Ed è difficile non pensare che sia condizionato da una Red Bull non più dominante, o almeno competitiva. Se avesse ascoltato Toto Wolff e fosse passato alla Mercedes, forse oggi la penserebbe diversamente. Anche i più forti, senza la macchina giusta, possono non vincere a lungo. Alonso è un esempio per tutti, ma anche Hamilton da quando ha perso il Campionato all’ultima gara con Verstappen, non ha più avuto la vettura migliore. Oltre a saper dominare, bisogna anche saper perdere.

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lunedì 25 maggio 2026 - Ultimo aggiornamento: 27-05-2026 10:09 | © RIPRODUZIONE RISERVATA