Horner fuori della Red Bull: è la fine di un'era, il terremoto apre nuovi scenari per la F1
Uno tsunami si abbatte sulla F1. Certo un ribaltone epocale, ma non si può dire che sia un fulmine a ciel sereno. Con effetto immediato, nel bel mezzo della stagione appena scoccata domenica scorsa a Silverstone, Christian Horner, uno dei manager del Circus più vincenti di tutti i tempi, viene accompagnato alla porta del team che guidava dalla nascita e che aveva contribuito a portare ai vertici assoluti. Una love story durata oltre un ventennio e accompagnata da un bottino di trofei che ha pochi uguali nei 75 anni di battaglie della massima formula del motorsport. Alla guida della Red Bull viene insediato al volo il francese Laurent Mekies, fino all’anno scorso una delle punte della Ferrari che ha preferito scegliere altri lidi quando a Maranello è arrivato il connazionale Frédéric Vasseur.
Laurent era l’attuale team principal della scuderia satellite Racing Bulls di Faenza, ex Minardi, che, con un salto notevole, va ad occupare il ruolo che ricopriva Horner, cioè, oltre che responsabile della squadra, anche Ceo della Red Bull Racing, una delle strutture più articolate ed importanti della F1 con oltre mille persone in organico e da qualche tempo anche con la divisione powertrain capace di realizzare, in collaborazione con Ford, la nuova unità motrice altamente elettrificata per il prossimo ciclo tecnico in partenza nel 2026. Il timone della realtà nella Motor Valley italiana lo prende, salendo di grado, Alan Permane.
L’ex pilota di F3000 era stato messo nel ruolo di responsabile il 7 gennaio del 2005 direttamente dal visionario fondatore dell’azienda di bevande energetiche, Dietrich Mateschitz, che aveva deciso di entrare in F1 acquistando per un dollaro tutte le attività della Jaguar F1. Chris, all’epoca, aveva solo 31 anni. Dal quel giorno è iniziata la scalata che ha portato a vincere 124 GP con 14 titoli Mondiali, 6 Costruttori e 8 Piloti, 4 con Sebastian Vettel e 4 con Max Verstappen. La Stella di Horner ha perso lucentezza alla fine del 2022 quando è mancato l’uomo che lo aveva creato e senza il capo assoluto sono iniziate le faide all’interno dalla struttura.
L’inglese si è sempre difeso, contando spesso sull’appoggio di Chalerm Yoovidhya, il potente socio thailandese di Mateschitz che lo appoggiò anche ad inizio 2024 quando scoppiò lo scandalo con una dipendente poi archiviato. La triade, Horner-Marko-Newey, che aveva guidato a lungo la RB F1, iniziò a sfaldarsi, il geniale progettista abbandonò la nave passando, insieme ai motori Honda, alla Aston Martin di Lawrence Stroll. L’anziano ex pilota austriaco, da sempre responsabile dei piloti, sembra che guidasse la fazione opposta sostenuta da Jos, il papà di Verstappen e, in seguito, da Max stesso.
La squadra ha perso altri pezzi importanti come Jonathan Wheatley (passato all’Audi) e Rob Marshall, ma la cosa che più potrebbe aver pesato è proprio la nascita della Powertrain che molta preoccupazione crea al 4 volte campione del mondo per il prossimo anno invitandolo ad ascoltare le sirene Mercedes. Ora, la fuoriuscita di Horner lascia presupporre che l’olandese resterà rispettando il contratto. Sulla vicenda si innescano altre dinamiche. Il contributo che può aver dato l’odiato nemico Wolff facendo offerte concrete a allettanti al pilota-fenomeno e la presenza di un team manager tanto vincente sul mercato in una fase in cui la Ferrari e Vasseur stanno ancora parlando su cosa fare il prossimo anno. L’atmosfera è parecchio incandescente.

