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MILLERUOTE
di Giorgio Ursicino
La Hyundai Inster

Hyundai, molti automobilisti perdono delle opportunità a non passare alla mobilità elettrica

di Giorgio Ursicino

I grandi inquadrano il mondo con uno sguardo. Nell’automotive non sono molti i costruttori che si possono definire realmente globali. Anzi. Fra questi c’è sicuramente Hyundai che, nel nuovo millennio, è salita di slancio sul podio di chi produce e vende di più in tutto il pianeta. Per un gigante del genere la vecchia Europa ha certo la sua importanza, ma il peso ben miscelato con quello che accade in altre aree geografiche come le Americhe o l’Oriente dove brilla la grande Cina. Al colosso coreano le direttive di Bruxelles interessano eccome, sempre però in relazione a quello che accade in altri continenti.

La casa di Seul ha messo al centro dei suoi piani la decarbonizzazione e l’azzeramento della CO2 ma, curando l’intero globo, ha aperto con decisione all’elettrico senza spegnere i riflettori su alcuna delle altre tecnologie. Finché ci saranno paesi che consentiranno determinate alimentazioni, e mercati che le richiederanno, Hyundai sarà al servizio dei clienti. La visione è sempre a lunga gittata, un passo avanti e mai mezzo indietro. Nel decennio scorso il Gruppo si è messo al lavoro su una delle architetture zero emission più sofisticate e concrete, la piattaforma E-GMP in grado di lavorare fino a 800 volt offrendo le sue doti a modelli all’avanguardia per efficienza e guidabilità.

Mai nessuna indecisione o tentennamento sulla strada imboccata, l’ambizioso programma è andato avanti secondo le aspettative che prevedevano fin dall’inizio una necessaria flessibilità. Contemporaneamente gli ingegneri hanno continuato a sviluppare le altre alimentazioni, risorse fondamentali in questa fase di transizione che non si sa quanto durerà. Sugli scaffali virtuali del costruttore orientale brillano power unit totalmente a batteria, a benzina, a gasolio a Gpl ed anche ad idrogeno, con dispositivi di recupero di energia “mild hybrid”, “full” e pure “plug-in”. Con un’offerta del genere è evidente che l’automobilista è sempre lasciato libero di scegliere. Chi non si sente pronto a passare alle zero emission può dormire sonni tranquilli perché troverà in Hyundai la soluzione che più lo appaga.

Occhio però a non perdere delle appetibili opportunità per non aver valutato bene la propria “elettrocompatibilità”. Cosa vuol dire? Semplice, se ci sono consumatori con esigenze che mal si sposano con le attuali vetture elettriche e le reti di ricarica, ne esistono altri che, se non considerano la auto totalmente ecologiche, si perdono sicuramente qualcosa, dal punto di vista dell’utilizzo ed anche da quello del portafoglio. Andiamo per ordine. La guida di un’auto elettrica non è paragonabile a quella di una vettura termica, è molto più fluida e precisa, si modula con facilità l’andatura voluta, per giunta spesso utilizzando un solo pedale. Grazie alla coppia massima immediatamente disponibile, il veicolo reagisce in tempo reale, mentre le vibrazioni e i rumori, tipici dei propulsori a combustione, risultano inesistenti.

In più, il motore ad elettroni è meglio integrato con i numerosi sistemi del veicolo che ormai sono gestiti da unità elettriche controllate elettronicamente. I pianali “nativi” a batterie, inoltre, offrono molto più spazio non essendo vincolati da ingombranti organi meccanici. Sfoggiano un passo lungo, le quattro ruote agli angoli che non interferiscono con l’abitacolo ed offrono una base ampia all’accumulatore di energia che, abbassando il baricentro, esalta l’agilità. Veniamo ai costi, ai vantaggi economici e fiscali. Chi dispone di un punto di ricarica domestica o al lavoro parte in pole position, in questo caso il costo chilometrico è veramente sensibilmente inferiore rispetto agli altri tipi di alimentazione.

Pagando mediamente 25 centesimi per kWh, per fare il piano ad una citycar come la Inster (batteria da 49 kWh) servono poco più 12 euro, cioè 3,5 euro per 100 km, mentre con una rivale a benzina dal consumo contenuto ne servono almeno 12. Fortemente ridotti i costi di manutenzione, di circa il 30% inferiori: ci sono meno componenti di usura ed anche i freni sono salvaguardati grazie al recupero di energia. Non si pagano poi alcuni servizi la cui regolamentazione varia di luogo in luogo: la tassa di possesso, l’accesso alle Ztl, i parcheggi fino alla possibilità di potersi muovere durante i blocchi del traffico.

L’offerta elettrica di Hyundai è molto vasta, incentrata sulla famiglia Ioniq: si va dalla piccola Inster alla spaziosa Ioniq 9. La prima è perfetta per la città dove mediamente si percorrono 40 km al giorno e si ha un’autonomia nel traffico di oltre 500 km. Il Suv, dal forte profumo premium, trova il suo terreno ideale in viaggio: tanto spazio, anche per 7, e comfort elevatissimo, oltre a tutto quello che serve per i lunghi spostamenti. Grazie ad una percorrenza no-stop di oltre 600 km e all’impianto di ricarica a 350 kW e 800 volt, si fa il pieno ad una colonnina ultrafast in una manciata di minuti.

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giovedì 18 dicembre 2025 - Ultimo aggiornamento: 11:20 | © RIPRODUZIONE RISERVATA