Kimi Antonelli nuovo fenomeno dell sport mondiale: tutti lo vogliono, lui ha mangiato gli spaghetti nella coppa di Monza
I superlativi sono finiti. Degli accostamenti immensi restano gli sgoccioli. Re, eroe, maestro, fenomeno, definizioni che sembrano inappropriate per un ragazzo con la faccia da bambino che ha compiuto da una decina di giorni i suoi primi vent’anni. E il ciclone di fama e ammirazione non viene certo solo dall’Italia. Il mondo intero lo applaude perché la F1 è uno sport planetario. Insomma, la galassia della velocità e non solo è tutta ai piedi di Antonelli che sta dipingendo imprese che non s’erano mai viste in oltre un secolo di storia del motorsport. Di voci scettiche, al momento, nemmeno l’ombra.
In pochi mesi Kimi è diventato un fenomeno mediatico sulla scia del suo amico Sinner. Rampolli dalla faccia pulita che sono aria pura per l’immagine di tutto il made in Italy. Monza, si sa, è il feudo della Ferrari. Nel Belpaese il tifo automobilistico è sempre stato per la casa di Maranello, la più antica, vincente e prestigiosa nella massima formula dei motori. I tifosi italiani hanno giurato fedeltà eterna al Cavallino non solo per i grandi trionfi, ma anche perché i campioni del volante di casa nostra sono stati sempre pochini. Solo nel nuovo millennio la Gran Bretagna e la Germania sono in doppia fila come titoli mondiali.
Noi, per fare un paragone con Kimi, dobbiamo tornare indietro di oltre settant’anni, ai tempi eroici di Alberto Ascari, l’unico italiano iridato. Ma ora Antonelli potrebbe rimettere le cose a posto, addirittura con gli interessi giurano gli esperti. Kimi ha la stoffa e l’età per mettersi tutti alle spalle, diventare il più vincente di sempre. Domenica pomeriggio a Monza ha salvato il popolo ferrarista con il morale sotto i tacchi. Gli oltre 400 mila appassionati che nel weekend hanno colorato l’autodromo hanno impiegato un attimo a dimenticare che la nazionale rossa s’era sciolta come neve al sole.
E sono corsi, fino ad esaurimento dei posti, sul rettilineo d’arrivo per festeggiare il fenomeno che si era arrampicato sul gradino più alto del podio. Kimi ha movimentato il pomeriggio anche nelle case degli italiani strappando in tv ascolti record. Il gruppo Sky ha inchiodato per seguire il GP 4 milioni 464 mila spettatori medi con una share del 39% e 7 milioni 251 mila spettatori unici. Un trionfo. In pochi mesi le sue imprese lo hanno trasformato in una gallinella dalle uova d’oro. I brand fanno la fila per averlo come testimonial, la pubblicità freme.
Toto Wolff, il suo secondo papà, pare che abbia aperto la cassaforte della Mercedes per adeguare un minimo il suo compenso a quello del compagno: Kimi quest’anno ha vinto 7 gare ed è in testa alla classifica con 66 punti di vantaggio, il povero George, che incassa dal team circa 40 milioni l’anno ma sul podio del Parco aveva uno sguardo spento, appena 2. Non sono molti a ricevere un sostanzioso aumento di stipendio senza neanche chiederlo. Kimi, in un attimo, è diventato il pezzo ambito del mercato, ha raggiunto anche super Max: chi non prenderebbe un gigante del genere così bambino?
Non potrebbe essere altrimenti, i tifosi più sognatori lo accostano immediatamente alla Ferrari. Un italiano sulla tecnologia tricolore. L’apoteosi. Il ragazzo ha candidamente ammesso proprio a Monza che da piccolo tifava per il Cavallino. Ma non vuol dire nulla. La F1 è uno sport, ma anche un grande business. I driver restano a lungo fedeli al loro team, più dei calciatori. Verstappen ha prolungato l’accordo con la Red Bull con la quale ha esordito. Leclerc ha fatto altrettanto con Maranello. Il campione in carica Norris si è allineato risposando la McLaren che lo ha lanciato.
La Mercedes e, soprattutto, quel super manager che è Wolff hanno fatto quello che non s’era mai visto: si sono portati a casa un kartista di belle speranze che aveva appena 10 anni ed a 17 l’hanno messo sulla poderosa Freccia d’Argento. Al di là dai contratti, Kimi, e tutta la famiglia Antonelli che sembra tanto quella della porta accanto, prima di voltare le spalle alla Stella ci penseranno milioni di volte. Kimi ha portato nella corazzata tedesca con sede nel Regno Unito, per la quale lavorano più di duemila persone di 50 nazionalità diverse, un ventata di freschezza e di italianità.
Il bolognese è un po’ superstizioso, ma è soprattutto un gran giocherellone che ama fare gli scherzi e non risparmia nessuno, nemmeno i vertici del team. Dopo l’ultima vittoria è andato da Toto con una richiesta impossibile perché tutta la struttura era già stata smontata: «Mi fate un piatto di spaghetti al pomodoro? Non l’ho detto in pubblico per non portare sfortuna, ma ho promesso a me stesso che se avessi vinto avrei mangiato nella Coppa...». Come si fa a dire di no ad un ragazzo che ha fatto un capolavoro del genere. Detto fatto, il fenomeno è salito di nuovo sul podio, a quel punto deserto, e si è gustato la pasta nel prestigioso trofeo.
Al di là di tutto questo resta il pilota. Immenso per lo spessore che sta esternando. I campioni assoluti non si accontentano di vincere, devono mettere un timbro indelebile anche quando non c’è necessità. Ricordate Montecarlo? Dopo aver dominato in lungo e in largo, c’è stata una nuova partenza nel finale che poteva rimettere tutto in gioco. Partito di nuovo in testa Kimi poteva passeggiare, invece si è messo a dare più di un secondo al giro all’imperatore Hamilton con la Ferrari. A Monza ha fatto lo stesso. Dopo aver passato il pomeriggio ad infilare 26 sorpassi da far sembrare il GP d’Italia una garetta di kart, ha stampato il giro più veloce della gara alla tornata finale per rispondere al pubblico che era in estasi. Sublime.

