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Auto elettrica, la transizione procede a due velocità: in Europa va, in Italia arranca

di Giorgio Ursicino
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Che l’Europa non sia ancora perfettamente allineata non è una novità. Spesso, fra i vari paesi dell’Unione, ci sono delle divergenze anche sostanziali che gli approcci dei vari governi, di visione e colore diversi, faticano ad assottigliare. Certo non è facile pianificare interventi in una fase complessa come quella attuale quando anche gli aspetti più certi tendono a vacillare. Nel vecchio continente uno dei settori fondamentali è senz’altro la mobilità. Per gli interessi che muove, per il fatturato che genera, per le persone che impiega e per il contributo vigoroso che dà al Pil. Poi gran parte delle merci si movimenta su gomma, influenzando l’ambiente e lo scenario economico per i risvolti che genera sui prezzi.

Sia come sia, l’auto ha sempre avuto un mercato ed un’industria rilevanti che si affacciano su altri continenti alimentando la nostra bilancia dei pagamenti. Per decenni siamo stati in competizione con il Nord America per chi aveva i prodotti migliori e la nostra ingegneria ed il nostro “gusto” hanno spesso avuto partita vinta. Sono stati proprio i costruttori europei, magari guidati della Germania, ad accompagnare la Cina quando, non molto tempo fa, faceva i primi passi nell’automotive. Adesso è un periodo di grandi cambiamenti: le vetture sembrano in grado di muoversi senza inquinare e una compagine, che prima era abbastanza compatta, si è sfaldata sotto la spinta di forze nuove.

La transizione energetica è una realtà. Si può affrontare come si vuole, con tutta la calma possibile, ma è difficile ignorarla. Il tipo di energia utilizzata crea dibattito ed, a volte, è spinta da interessi. In ogni caso un comparto, che prima aveva come denominatore comune il motore a combustione, si ritrova con il dualismo, in alcuni casi abbastanza acceso, tra il tradizionale propulsore termico e l’elettrico. Il nuovo che avanza. Guardando il panorama della mobilità a livello continentale, non del tutto refrattario a quello che accade in altre aree geografiche che vanno per la maggiore, emergono differenze abbastanza nette in grado di dipingere un quadro eterogeneo.

C’è, come d’abitudine, il Nord e il Sud, all’interno del quale gioca l’Italia patria della Motor Valley e, dal punto di vista motoristico e non solo, paese importante ed influente. In questo periodo la Penisola va un po’ per conto suo discostandosi nei numeri e nelle percentuali dalle altre nazioni dell’UE. Su quali siano le cause o le motivazioni che sparigliano il dossier è ancora in corso un articolato dibattito. La fotografia scattata è però uno stato di fatto che in futuro dovrà giocoforza ricongiungersi. Anche a causa delle direttive comunitarie che indicano una direzione condivisa. Nel complesso, in Europa, l’auto elettrica non va male. Certo diverse Case erano state un po’ troppo ottimistiche sul passaggio di alimentazione, ma la velocità di transizione non è completamente deludente.

Nel 2025, nei 27 paesi UE, più i 3 Efta ed il Regno Unito, sono state immatricolate quasi 2,6 milioni di vetture elettriche che, su un mercato di poco più di 13 milioni di unità, rappresentano quasi il 20%. In Cina il supermaket automobilistico è infinitamente più grande, e la percentuale delle vetture solo a batteria circa il doppio, ma a Bruxelles i più ottimisti sostengono che, andando avanti con il nostro passo, alla fine del decennio il divario dovrebbe parecchio assottigliarsi. Tornando a casa nostra emerge che, nei primi due mesi di quest’anno, le ibride plug-in, quelle cioè in grado di viaggiare almeno per alcuni tratti senza emissioni, sono state circa il 10%, portando il complessivo delle vetture “ricaricabili, a quasi il 30%.

Nello stesso periodo gennaio-febbraio il diesel, che appena il decennio scorso faceva la parte del leone, è crollato all’8% ed anche il benzina puro si è ridimensionato al 22%. Quindi tutte le auto termiche vendute nuove sono già ora la stessa quantità di quelle con le spina, mentre il rimanente 40% è rappresentato dalle varie forme di ibrido senza spina, “mild” e “full”. L’avanzata del completamente elettrico nel Continente, che nel 2025 è stata del 30%, non si è arrestata con l’anno nuovo: nel bimestre le auto al 100% a batteria sono aumentate del 14,8% (nell’Unione oltre il 22%). Nello stesso periodo le PHEV (plug-in) sono cresciute del 32,7%, la diesel sono scese di un altro 17,9%, le solo benzina, addirittura, hanno segnato un ulteriore -21,7%.

Guardando i vari paesi svetta la Norvegia che ormai, dal punto di vista della consegne, è tutta zero emission. Ma anche la Danimarca lo scorso anno ha sfiorato il 70%, l’Olanda si è attestata al 40%, Svezia, Finlandia e Belgio sono oltre il 35%. La Gran Bretagna, insieme a la Svizzera ed il Portogallo, è quasi al 25%, Francia e Germania sono sul 20%. Soltanto in Germania, il più grande mercato d’Europa, nel 2025 sono state immatricolate oltre 550 mila vetture solo elettriche. Veniamo all’Italia. Tutt’altri numeri. Difficili da paragonare. Le BEV lo scorso anno sono arrivate a 95 mila unità, dalle 65 mila del 2024. Un incremento consistente (44%) che ha alzato la quota di mercato dal 4% al 6%.

C’è da dire che nel quarto trimestre sono partiti gli incentivi e la share è salita a doppia cifra dando una spinta verso l’alto al cumulato. Bonus che influiscono anche sul primo trimestre 2026. A bocce ferme le full electric valgono tuttora intorno al 5%, nonostante l’arrivo di numerosi modelli inediti particolarmente vantaggiosi per le performance (autonomia compresa) e, soprattutto, il prezzo. Una percentuale dalle tre alle quattro volte inferiore rispetto all’Europa dove nel bimestre le zero emission sono arrivate al 18,8%. Parlare di doppia velocità non è affatto esagerato. Curiosità interessanti anche sui modelli e i brand: l’elettrica più targata in Italia è la cinese Leapmotor T03, quasi 9 mila unità da gennaio fino ad oggi, oltre 4 volte la seconda in classifica.

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sabato 28 marzo 2026 - Ultimo aggiornamento: 07-04-2026 14:03 | © RIPRODUZIONE RISERVATA