Un parco auto

Auto aziendali, in 18 Paesi Ue su 27 mancano incentivi fiscali adeguati per abbandonare i veicoli a combustione

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In 18 Paesi su 27 il risparmio fiscale tra un'auto elettrica e una endotermica risulta insufficiente a compensare il maggiore prezzo iniziale dei veicoli elettrici e l’Italia, nonostante le notizie di questi giorni su un presunto aumento della tassazione del 50% sulle auto aziendali a diesel e benzina detenute nei parchi auto delle aziende da più di cinque anni contenuta nei decreti correttivi alla delega fiscale, fa ancora parte di quei due terzi degli Stati membri dell'Unione Europea che non offrono alle aziende incentivi fiscali adeguati per abbandonare le auto a combustione interna. Questo quanto emerge dalla nuova edizione della Good Tax Guide, uno studio comparativo realizzato da Transport & Environment (T&E), principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti.

Per capire in quali Paesi la fiscalità rende davvero conveniente la transizione, T&E ha calcolato il vantaggio fiscale complessivo — su quattro anni di possesso, il tempo medio di utilizzo di un’auto aziendale — che un'azienda ottiene scegliendo un'auto elettrica di segmento C (berline compatte e i crossover di medie dimensioni) rispetto all'equivalente a benzina. Nel 2025, un'auto elettrica costava in media 10.650 euro in più rispetto a una a benzina dello stesso segmento. Quando il vantaggio fiscale riconosciuto all’elettrico supera questa differenza di costo iniziale, i minori costi di utilizzo rendono conveniente per le aziende scegliere veicoli a zero emissioni. Solo 9 Paesi hanno una tassazione che rende conveniente l’auto elettrica rispetto a quella a benzina e l'Italia non è tra questi. E questo accade in un contesto in cui le auto aziendali possono svolgere un ruolo cruciale nel ridurre le emissioni del trasporto stradale perché rappresentano il 59% delle nuove immatricolazioni e, anche in virtù del maggiore chilometraggio rispetto alle auto private, sono responsabili del 78% delle importazioni di petrolio associate alle nuove auto.

A livello europeo, lo scorso dicembre la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento per decarbonizzare le flotte aziendali che prevede che entro il 2030 il 45% delle nuove auto aziendali sia elettrico, lasciando però agli Stati membri - e non alle singole aziende - la responsabilità di raggiungere questi obiettivi. Una direzione giusta secondo T&E perché così gli Stati possono riformare i propri sistemi fiscali per rendere più conveniente per le aziende la scelta elettrica. L’Italia, però, rispetto ad altri Paesi europei, non ha ancora adottato in modo strutturale le riforme necessarie per rendere davvero competitivo l’elettrico.

L'Italia ha fatto un passo avanti nella direzione di premiare fiscalmente le tecnologie a zero emission con la riforma sui fringe benefit dell'anno scorso, che ha introdotto tre aliquote differenziate per motorizzazione: 10% per le elettriche, 20% per le plug-in hybrid e 50% per le altre. Tuttavia, senza un collegamento diretto tra tassazione ed emissioni, il sistema resta iniquo, con una pressione fiscale che non cresce in modo proporzionale all’impatto climatico dei veicoli. Anzi, prima della riforma l'aliquota per i veicoli più inquinanti, con emissioni superiori a 190 g/km, era del 60%: il nuovo sistema ha introdotto uno sconto fiscale proprio per i più emissivi. Per correggere queste distorsioni, T&E chiede che, nel futuro regolamento europeo sulla decarbonizzazione delle flotte aziendali, venga adottata la disposizione che prevede la progressiva eliminazione del supporto finanziario pubblico alle auto alimentate con combustibili fossili.

Secondo Esther Marchetti, Clean Transport Manager di T&E Italia: “Aumentare il prelievo fiscale del 50% su auto aziendali a benzina e diesel, come inserito nei decreti correttivi alla delega fiscale, sarebbe senza dubbio una buona notizia. Rimane da capire l’impatto che una misura del genere avrebbe, dal momento che il turnover medio delle auto aziendali è generalmente inferiore ai cinque anni. Servono una visione e un approccio sistemici: una riforma fiscale che colleghi tassazione ed emissioni, come quella che da tempo T&E Italia promuove, può dare all’elettrico la spinta strutturale che gli incentivi una tantum non riescono a garantire. I legislatori e gli Stati membri dovrebbero impegnarsi per eliminare i sussidi alle auto inquinanti e orientare le risorse pubbliche destinate all’automotive alla transizione verso i veicoli elettrici, la tecnologia chiave per decarbonizzare il trasporto su strada in Europa”.

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sabato 6 giugno 2026 - Ultimo aggiornamento: 16:57 | © RIPRODUZIONE RISERVATA