Gigafactory Termoli il rendering

Gigafactory Termoli, il governo conferma che non si farà. Addio alla joint venture tra Stellantis, Mercedes e Total Energies

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Il progetto originario della Gigafactory dell'Automotive Cells Company (Acc), la joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e Total Energies, non sarà più realizzato sul territorio nazionale e le risorse pubbliche (Pnrr) originariamente destinate all'impianto sono state riconvertite su altri investimenti coerenti con la transizione energetica. Lo ha chiarito il viceministro alle Imprese e Made in Italy Vantino Valentini, rispondendo al question time in Commissione parlamentare, alla deputata del M5Se, Emma Pavanelli, firmataria di un'interrogazione sulla gigafactory di Termoli, insieme ai colleghi di partito Appendino, Cappelletti, Ferrara.

Valentini ha anche confermato l'assegnazione allo stabilimento molisano della produzione del nuovo cambio a doppia frizione «eDCT» per veicoli ibridi, con circa 300 mila unità annue e l'impiego di circa 300 addetti. «Ovviamente questa risposta non è soddisfacente - dichiara la deputata Pavanelli -. Di fatto conferma che l'azienda sta modificando i programmi e che l'Italia non avrà la propria Gigafactory. Lo stupore è grande: al momento l'azienda non ha ufficializzato nulla e i sindacati hanno già annunciato per sabato 29 novembre una mobilitazione a Termoli, perché il sito di Termoli ha un ruolo strategico fondamentale per la regione.

Rimaniamo sorpresi e preoccupati: Termoli deve restare un polo industriale di riferimento, non solo per il Molise, ma per l'intera filiera nazionale ed europea. Se confermata all'inizio del 2026, questa scelta segnerebbe un grave arretramento nella transizione industriale ed ecologica che il Paese e l'Europa devono affrontare». Per il consigliere regionale del M5S, Roberto Gravina «la risposta del Governo conferma che manca una strategia nazionale chiara per il settore automotive e per la creazione di una filiera italiana delle batterie. Il cambio di programma dell'azienda, senza un piano alternativo immediatamente operativo, lascia migliaia di lavoratori in uno stato di incertezza inaccettabile e indebolisce la competitività industriale del paese. È evidente anche l'immobilismo della filiera istituzionale di centrodestra, che non ha assunto un ruolo nella gestione della vertenza e non ha fornito alcuna direzione strategica per tutelare occupazione e investimenti». 

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giovedì 20 novembre 2025 - Ultimo aggiornamento: 10:28 | © RIPRODUZIONE RISERVATA