Pickup made in Usa, governo di Tokyo apre la porta a Trump per l'accesso al mercato interno
Non erano passati inosservatiI i modelli di pickup statunitensi, messi in evidenza durante il vertice bilaterale di ottobre a Tokyo, tra la premier Sanae Takaichi e il presidente americano Donald Trump. Dietro quella scena c'era una mossa strategica, spiega il giornale Yomiuri Shimbun. L'amministrazione Usa punta infatti a espandere le vendite di veicoli a stelle strisce sul mercato giapponese, finora ostico a modelli considerati troppo ingombranti e poco efficienti sul piano dei consumi. Proprio a questo riguardo, Tokyo e Washington avevano raggiunto in luglio un'intesa tariffaria che introduceva procedure semplificate per l'importazione di automobili americane, e adesso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mlit) nipponico sta valutando un allentamento del sistema di omologazione nazionale, allineandolo parzialmente agli standard internazionali delle Nazioni Unite.

L'eliminazione dei test aggiuntivi richiesti per commercializzare auto Usa in Giappone, tuttavia, pur comportando una riduzione consistente dei prezzi, dicono gli analisti citati dal giornale, non rappresenta una garanzia di interesse per veicoli che non sono adatti alla fisionomia del territorio. Nello specifico, il sistema di omologazione giapponese si basa sugli standard Unece (United Nations Economic Commission for Europe), adottati da una sessantina di Paesi e riguardanti sicurezza, frenata, emissioni e rumorosità. Gli Stati Uniti, però, non vi aderiscono: nel Paese infatti vige un sistema di «self-certification» post-vendita, in cui i costruttori attestano autonomamente la conformità dei loro veicoli. Secondo i dati del ministero delle Finanze, fino alla metà degli anni '90 oltre 100.000 vetture statunitensi venivano vendute annualmente in Giappone. Da allora, la domanda è crollata: nel 2024 ne sono state importate appena 16.000.
Nello stesso periodo, invece, Tokyo ha esportato negli Stati Uniti circa 1,37 milioni di auto. Una divergenza che per Trump continua a rappresentare una «barriera non tariffaria» e un trattamento asimmetrico, e a tal motivo nell'ordine esecutivo di settembre la Casa Bianca ha sollecitato Tokyo ad accettare «veicoli passeggeri made in Usa, omologati secondo le norme statunitensi, senza ulteriori test». In questo contesto, afferma lo Yomiuri, il Mlit starebbe valutando un regime speciale: solo i veicoli americani che dimostrino un livello di sicurezza equivalente a quello giapponese potrebbero essere esentati dai test aggiuntivi. Una riforma che - secondo gli osservatori interrogati dal giornale, potrà forse avere «un peso diplomatico» in un momento di crescenti tensioni commerciali, «senza tuttavia produrre una svolta di mercato».




