Stella Li (BYD): «L’Europa è per noi il mercato migliore. Produrremo la Seal U e l’Atto 3 in Turchia»
BYD si appresta a produrre nel suo stabilimento, ancora da completare, in Ungheria e produrre la Seal U e la Atto3 presso il secondo impianto che dovrebbe nascere in Turchia, a Manise. Lo ha dichiarato il vicepresidente esecutivo del costruttore cinese, Stella Li, precisando alcuni punti fondamentali della strategia che riguarda il nostro come altri mercati.
Il primo è la conferma che la Dolphin Surf sarà il primo modello prodotto nello stabilimento di Szeged per il quale è stato firmato un memorandum con il governo ungherese nel febbraio del 2024. Il secondo è che quello di Manise sfornerà invece Seal U e Atto 3, nelle versioni elettriche e DM-i. Sembra anzi che, al contrario dei piani iniziali, l’impianto turco potrebbe essere anticipato e raggiungere più velocemente il pieno regime.
Stella Li viene chiamata a parlare anche della Racco, la Kei-Car appena presentata a Tokyo e che potrebbe essere la base di una eventuale E-Car per l’Europa, non appena la Commissione Europea ne definirà le caratteristiche. «La Racco è un progetto specifico per il Giappone e non ci sono piani per portarla su altri mercati, ma se ci fosse una grande richiesta, i piani possono cambiare» dice facendo capire che sono pronti a rimescolare le carte con la rapidità che ormai conosciamo.
Tale flessibilità è evocata anche quando si parla dei dazi UE che per BYD sfiorano il 30%. «Dobbiamo essere pronti a prendere veicoli in Tailandia o produrli in Turchia per portarli in Europa – precisa il vicepresidente di BYD – e fare in modo che i nostri stabilimenti siano flessibili al massimo ed oggi possiamo immaginare di produrre fino a 12 modelli sulla stessa linea, ma per raggiungere la più alta efficienza, normalmente scegliamo 4 o 5 modelli di maggiore volume da produrre localmente».
È noto che BYD giudica il mercato europeo come il più importante. Stella Li spiega anche il perché evocando una sorta di affinità elettiva, in particolare tra Cina e Germania. «Penso che vendere una BYD ai tedeschi sia più facile – sostiene la manager cinese – perché anche loro sono molto simili ai cinesi, sono ingegneri come noi e provano affinità per BYD che è una tech company, e i tedeschi hanno una grande tecnologia e amano la tecnologia».
Quanto all’Europa nella sua interezza, Stella Li incrocia le esperienze personali con le proprie valutazioni sul mercato. «Ho vissuto in Europa per parecchi anni – racconta – e ho visto che le persone tengono di più che altrove alla protezione dell’ambiente e, se hanno la possibilità di comprare un’auto elettrica, lo fanno per aiutare l’ambiente. Per questo credo che questo si adatti alla perfezione alla tecnologia BYD».




