Suzuki punta sulle Bev in Giappone nell'esercizio fiscale 2026. Focus su kei car e capacità produttiva in patria di 1 milione unità l'anno
Suzuki darà la priorità alla produzione in Giappone di veicoli elettrici (Ev) nell'esercizio fiscale 2026, partendo dalle kei car, i mini veicoli tipici del mercato del Sol Levante. La mossa consolida l'impegno del costruttore nipponico a preservare in patria una capacità produttiva sufficiente a sfornare 1 milione di unità all'anno, nonostante la crescente dipendenza dall'India come hub manifatturiero a basso costo. In questa direzione, l'impianto di Kosai, nella prefettura di Shizuoka - specializzato nelle kei car - sarà il primo a convertirsi alla produzione elettrica. Suzuki si allinea così a Mitsubishi, Nissan e Honda nell'elettrificazione dei mini veicoli made in Japan, una scelta destinata ad accelerare la transizione ecologica del mercato domestico.
«Il Giappone è un banco di prova pratico per affinare design e tecnologie produttive», ha dichiarato il presidente Toshihiro Suzuki, sottolineando la necessità di «mantenere una rete industriale in grado di sostenere almeno un milione di veicoli l'anno», considerata il minimo vitale per garantire la sopravvivenza della filiera nazionale. Nel 2024, le vendite domestiche di mini veicoli nuovi sono scese quasi a 1.558.000 unità, un calo del 18% rispetto al 2015, contro il -9% registrato dalle altre categorie automobilistiche. Il crollo è stato particolarmente marcato nel 2021, quando la pandemia ha spinto le vendite al livello più basso in tre decenni. Dal 2007 ormai la produzione estera di Suzuki supera quella giapponese e nei primi undici mesi del 2025, le vendite nel Paese di auto importate dall'estero sono cresciute dell'800% su base annua. Tuttavia, dicono gli analisti, estendere la produzione delle kei car Ev all'estero potrebbe indebolire ulteriormente la filiera domestica e mettere a rischio migliaia di posti di lavoro.




