Trasnova, 94 licenziamenti per la società che si occupa di movimentazione auto nei piazzali degli stabilimenti Stellantis
Licenziamento collettivo, a decorrere dal 30 aprile prossimo, per i 94 dipendenti di Trasnova, società che si occupa di movimentazione auto nei piazzali degli stabilimenti Stellantis di Torino, Pomigliano d'Arco, Melfi e Piedimonte San Germano. Lo ha annunciato la stessa società, in vista della scadenza della proroga delle commesse da parte di Stellantis, in una comunicazione inviata ai Ministeri del Lavoro e delle Politiche sociali, delle Imprese e del Made in Italy, alle organizzazioni sindacali di categoria, all'Unione industriali di Napoli e Cassino, ed alle Regioni interessate. Una vertenza che va avanti da dicembre del 2024, quando Trasnova fece ricorso ai licenziamenti collettivi a seguito della scadenza dei contratti con Stellantis: il colosso automobilistico poi li prorogò per un anno ed in seguito ha prorogato la scadenza degli stessi al 30 aprile di quest'anno.
Nella lettera è sottolineato che l'azienda si «ritrova suo malgrado costretta a dar corso alla procedura di riduzione del personale» in considerazione della volontà di Stellantis di «cessare tutti i contratti in essere e di non procedere alla reinternalizzazione del ramo d'azienda, né di consentire il passaggio, senza soluzione di continuità, del personale impiegato». Da Trasnova, quindi, confermano di dover procedere al licenziamento collettivo di tutti i 94 dipendenti «resisi esuberanti alle esigenze produttive dell'azienda», e che non è possibile alcuna ricollocazione del personale in quanto la stessa «opera in regime di monocommittenza e non ha altri cantieri dove poter ricollocare il personale attualmente in forza».
Dalla società, inoltre, sottolineano che non ci sono stati esiti positivi nelle interlocuzioni tra la stessa e Stellantis favorite dal Ministero per le Imprese e il Made in Italy. Cinquantatrè dei 94 lavoratori sono impiegati nei piazzali dello stabilimento Stellantis di Pomigliano d'Arco. «Trattandosi di esuberi di carattere strutturale - si legge infine nella comunicazione - non è possibile il ricorso a strumenti sociali alternativi, quali ad esempio la Cassa integrazione guadagni, né è ipotizzabile il ricorso a contratti di solidarietà o forme generalizzate di riduzioni dell'orario di lavoro».




