La Zigulì

Quando Fiat motorizzò i sovietici: una mostra sulla fabbrica della Zigulì a Togliatti sul Volga

di Piero Bianco
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Una delle ultime e più grandi imprese industriali del secondo Novecento vide protagonista la Fiat e si sviluppò a cavallo tra Torino e l'Unione Sovietica. Una storia appassionante ora immortalata da una mostra al Centro Storico Fiat (dove l'azienda nacque) visitabile fino al 4 ottobre. Si intitola "Torino-Togliatti 1966-2026 Uno stabilimento grande e subito", è curata da Claudio Giunta e Giovanna Silva con Maurizio Torchio. Racconta una sfida straordinaria.

Per i più giovani è una storia tutta da scoprire a ritroso nel tempo. Sessant’anni fa Vittorio Valletta, amministratore delegato della Fiat, firmava con i massimi dirigenti sovietici l’accordo per la costruzione di uno stabilimento per la produzione di automobili a Togliatti, città sul Volga a sud-est di Mosca che prima si chiamava Stavropol e che poi venne così battezzata in memoria del segretario del Partito Comunista italiano.

Il 4 maggio 1966, proprio presso il Centro Storico Fiat di via Chiabrera a Torino (ora gestito dal Museo Nazionale dell'Automobile) Valletta siglò il protocollo d'intesa per la costruzione dello stabilimento AutoVaz in collaborazione con le autorità dell'Urss. L'obiettivo, richiamato dalla mostra, era "mettere al volante i sovietici" che sul fronte automotive erano in clamoroso ritardo, soprattutto rispetto all'America. L'intesa venne perfezionata in agosto quando, presente anche il neo-presidente della Fiat Gianni Agnelli con altri imprenditori come Piero Savoretti e Riccardo Chivino, lo stesso Valletta firmò a Mosca l’Accordo Generale alla presenza del primo ministro Kosygin e del ministro dell’Industria automobilistica Tarasov.

Poco dopo iniziarono i lavori per la costruzione della grande fabbrica. Il 22 aprile 1970 (giorno del centesimo compleanno di Lenin) dalle linee di AutoVaz uscì il primo esemplare di Lada-Vaz Zigulì derivata dalla Fiat 124, con opportune modifiche per affrontare senza problemi le difficili strade dell'Urss. Già sei anni dopo si contavano tre milioni di unità prodotte e in totale avrebbero superato i 17 milioni. All'impresa (sviluppatasi tra il 1964 e il 1970) avevano contribuito centinaia di ingegneri, tecnici e operai della Fiat inviati direttamente da Torino per costruire e gestire nella fase iniziale la nuova gigantesca fabbrica, ampia il doppio di Mirafiori.

Ma perché i sovietici avevano preferito la Fiat di Valletta e Agnelli a prestigiose aziende come Volkswagen e i marchi francesi, oltre all'americana Ford? Fu il frutto (anche) di una delle più audaci operazioni di diplomazia parallela della Guerra Fredda, che chiamò in causa i principali attori internazionali dell’epoca: da Chruscev al vicepremier Kosygin, da Kennedy al segretario alla Difesa McNamara. Tutti in qualche modo interessati a portare a buon fine l'opera.

AutoVaz fu molto più, dunque, di una conveniente operazione industriale: fu il risultato di una strategia globale. Il tavolo su cui Valletta appose la prima firma è tuttora esposto nella sede del Centro Storico. E i materiali conservati negli archivi (foto, documenti originali, telegrammi, relazioni tecniche) raccontano il vasto lavoro di squadra che portò alla costruzione dello stabilimento. A partire da questa documentazione si sviluppano la rilettura e la rielaborazione visiva di Giovanna Silva che, in un viaggio “di ritorno” a Togliatti compiuto nel 2019 con Claudio Giunta, racconta che cosa resta della fabbrica e della città. Lei ha fotografato gli edifici e insieme hanno intervistato ex operai ed ex dirigenti, russi e italiani, che lavorarono all’AutoVaz. Una interessante e fedele ricostruzione della Togliatti (e della Torino) di sessant’anni fa. Così il Centro Storico della Fiat fa rivivere una grande impresa industriale.

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venerdì 22 maggio 2026 - Ultimo aggiornamento: 20:30 | © RIPRODUZIONE RISERVATA