Francesco Maria Fenici impegnato nella Porsche Carrera Cup Italia

Fenici (Porsche): «Puntiamo al podio finale nella Michelin Cup del Carrera Italia, con Orodei stiamo costruendo un progetto sempre più ambizioso»

di Michele Montesano
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VALLELUNGA - Due terzi posti consecutivi in Michelin Cup sul circuito di casa hanno permesso a Francesco Maria Fenici di rilanciare la propria stagione nella Porsche Carrera Cup Italia. Il pilota romano del team The Driving Experiences, vicecampione di categoria nel 2024, ha sfruttato il weekend di Vallelunga per recuperare punti importanti nella classifica di campionato e presentarsi alla pausa estiva ancora in piena corsa per il podio finale. Ma il fine settimana capitolino è stato anche l'occasione per raccontare la crescita del progetto che lo vede protagonista non solo come pilota, ma anche come imprenditore attraverso FF Motorsport, con una partnership sempre più stretta con Orodei, destinata a diventare uno degli elementi centrali dell'identità del team anche nelle prossime stagioni.

Dopo il doppio podio conquistato a Vallelunga si può dire che la stagione abbia finalmente imboccato la strada giusta?

«Sì, era quello di cui avevamo bisogno. Venivamo da una prima parte di stagione nella quale non eravamo riusciti a raccogliere quanto avremmo voluto mentre a Vallelunga, che per me è la gara di casa, siamo riusciti a tornare con continuità sul podio. Era importante ritrovare fiducia e fare punti pesanti in ottica campionato. Adesso arriva la pausa estiva e ripartiremo da Misano con ancora l'obiettivo di chiudere la stagione tra i primi tre».

Il podio finale rimane quindi il vostro obiettivo?

«Assolutamente sì. Da quando corro nel campionato Porsche sono sempre riuscito a chiudere l'anno sul podio della classifica finale. Mi è mancato sempre il titolo, ma personalmente l’obiettivo minimo rimane sempre quello di salire sul podio a fine stagione. Considerando che oltre a guidare devo seguire anche tutta l'attività imprenditoriale del team e che quindi trascorro più giornate in ufficio che in pista, credo sia già un risultato importante riuscire a essere competitivo ogni anno».

Infatti, oltre a essere pilota, sei anche il fondatore di FF Motorsport. Quanto è complicato gestire entrambe le attività?

«Il mio weekend, in realtà, non finisce mai. Ho iniziato quasi per gioco. Dopo alcune esperienze nei kart, nel 2018 ho avuto l'occasione di provare una vettura da corsa e nel 2020 ho disputato il mio primo campionato nella Carrera Cup Italia. Da lì è nata l'idea di creare una struttura mia, che oggi segue tutti gli aspetti organizzativi, commerciali e sportivi, mentre The Driving Experiences si occupa della parte tecnica e logistica».

Negli ultimi due anni è cresciuta molto anche la collaborazione con Orodei. Quanto è importante questo progetto?

«Per noi è fondamentale. Tutto è nato da un rapporto costruito nel tempo. Antonio Maesano (fondatore di Orodei ndr) era stato un mio cliente Porsche già nel 2014-2015 e poi ci siamo ritrovati proprio qui a Vallelunga. Ha apprezzato il nostro modo di lavorare, il rapporto con gli sponsor e il modo in cui li coinvolgiamo nella vita del team. Da lì abbiamo costruito insieme un progetto che è cresciuto molto velocemente».

Oggi Orodei è molto più di un semplice sponsor…

«Esatto. È diventato parte integrante del progetto. Siamo al secondo anno insieme e ci siamo letteralmente vestiti d'oro: siamo partiti con una macchina, poi due e oggi ne schieriamo tre. Abbiamo personalizzato sempre di più le vetture, il team e tutta la comunicazione. L'obiettivo per il prossimo anno è fare un ulteriore passo avanti e presentarci come Orodei TDE, proprio come accade nelle grandi realtà del motorsport, dove il title sponsor diventa parte dell'identità della squadra e non soltanto un marchio sulle carrozzerie».

Per chi si avvicina per la prima volta al campionato, come è strutturata la Porsche Carrera Cup Italia?

«Ci sono diverse classifiche. Oltre ai piloti Pro ci sono i Rookie, cioè chi disputa la prima stagione nel campionato, e la Michelin Cup, dedicata ai gentleman driver con licenza FIA Bronze e almeno trent'anni di età. Corriamo tutti insieme in pista, ma con classifiche separate».

Quanto è importante la Carrera Cup Italia nel panorama del motorsport?

«È probabilmente la monomarca più importante che abbiamo in Italia. È un campionato estremamente competitivo e rappresenta una vera palestra per i giovani. Negli ultimi anni ha lanciato piloti come Matteo Cairoli, Mattia Drudi e tanti altri che oggi corrono ai massimi livelli nell'endurance e nel GT internazionale».

Da qui si può arrivare anche alla Porsche Supercup?

«Esatto. La Supercup rappresenta il mondiale Porsche e corre all'interno dei weekend di Formula 1. È probabilmente il campionato monomarca più prestigioso al mondo. Le vetture sono praticamente identiche a quelle che utilizziamo noi in Italia, cambia sostanzialmente soltanto lo scarico. È un campionato molto seguito e raccoglie i migliori specialisti Porsche».

A tal proposito, anche il vostro futuro sportivo guarda sempre più in alto. Nel 2027 puntate anche alla Porsche Supercup?

«Sì, è il nostro obiettivo. Quest'anno Porsche ha introdotto la nuova 911 GT3 Cup soltanto in Supercup e nel campionato tedesco. Dal prossimo anno arriverà anche in Italia e noi vogliamo disputare entrambe le serie. Sarebbe un passaggio importante per la crescita del progetto».

Quanto è cresciuta la Porsche Carrera Cup Italia negli ultimi anni?

«Tantissimo. Lo dimostrano il numero delle vetture in pista e soprattutto il livello dei piloti. Negli ultimi anni abbiamo avuto quasi quaranta macchine per weekend e tantissimi giovani sono passati da qui prima di arrivare ai massimi livelli del motorsport internazionale. È un campionato che forma davvero i piloti».

Porsche Italia investe molto anche sui giovani attraverso il Talent Pool. Quanto è importante questo percorso?

«È fondamentale. I ragazzi vengono seguiti costantemente durante tutta la stagione con briefing, preparazione atletica e lavoro tecnico. A fine anno il migliore viene selezionato per l'International Shoot Out, dal quale esce il futuro pilota ufficiale Porsche. Anche noi team veniamo coinvolti nella scelta e nella crescita dei giovani, perché abbiamo tutti l'interesse di far emergere nuovi talenti».

Quanto è difficile guidare una Porsche 911 GT3 Cup?

«È una vettura particolare perché ha il motore dietro l'asse posteriore. Devi imparare ad aspettarla e a gestire il trasferimento di carico. Paradossalmente, quando hai la sensazione di non star forzando la macchina è proprio lì che arriva il tempo sul giro. È una scuola straordinaria: chi impara ad andare forte con questa macchina riesce poi ad adattarsi con facilità a qualsiasi altra GT».

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mercoledì 15 luglio 2026 - Ultimo aggiornamento: 13:35 | © RIPRODUZIONE RISERVATA