Giuseppe Guarino (Unasca)

Guarino (Unasca): «Certificare la verità è la nostra missione, con la Rete Certificata è una responsabilità che ci assumiamo ogni giorno»

di Michele Montesano
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ROMA - Cinquantanove anni di storia e uno sguardo rivolto sempre al futuro, tra innovazione tecnologica, formazione continua e nuove garanzie per cittadini e professionisti: questa è UNASCA. In questa intervista, Giuseppe Guarino, Segretario Nazionale Studi, ripercorre l’evoluzione degli studi di consulenza automobilistica, dalla gestione cartacea delle pratiche al ruolo di pubblico ufficiale con funzioni di certificazione.

I riflettori sono puntati sulla nascita della “Rete Certificata UNASCA”, un progetto che punta a elevare ulteriormente gli standard di qualità, sicurezza e responsabilità in un settore sempre più digitale ma che, come sottolinea Guarino, non può rinunciare alla centralità del professionista.

UNASCA ha raggiunto un traguardo importante: 59 anni di attività. Che valore ha questo anniversario?

«È un traguardo davvero significativo, soprattutto perché parliamo di una realtà nata e cresciuta come struttura privata. In quasi sei decenni il nostro percorso è stato lungo e caratterizzato da un’evoluzione costante. Siamo partiti occupandoci della gestione materiale delle pratiche: prendevamo documenti, li portavamo agli uffici pubblici e attendevamo che venissero restituiti. Era un lavoro quasi esclusivamente logistico».

Come si è evoluta nel tempo l’attività degli studi di consulenza?

«Progressivamente abbiamo iniziato a digitare noi stessi i documenti, per poi recarci presso gli uffici a completarli. A un certo punto è avvenuto un passaggio fondamentale: gli uffici pubblici hanno riconosciuto la nostra competenza e ci hanno consentito di rilasciare direttamente documenti, targhe, libretti e certificati di proprietà. La svolta definitiva è arrivata nel 2006, quando la legge ci ha attribuito la possibilità di autenticare gli atti di vendita di tutti i veicoli: auto, natanti, aeromobili. Questo ha comportato un salto di qualità straordinario».

In che modo questa novità ha cambiato il vostro ruolo?

«Ci ha professionalizzato ulteriormente e ha consolidato il nostro ruolo di pubblico ufficiale. È una qualifica che comporta una grande responsabilità. Non siamo più soltanto intermediari: siamo soggetti che certificano la verità di un atto. E quando si certifica, se qualcosa non è vero, se ne risponde personalmente. Questo è un elemento centrale della nostra funzione».

Oggi UNASCA lancia la “Rete Certificata”: di cosa si tratta?

«È un passo innovativo, probabilmente unico nel panorama italiano delle strutture private. Anche molti albi professionali non garantiscono direttamente il professionista: se un ingegnere sbaglia, il cittadino deve rivalersi su di lui. Noi invece abbiamo deciso di fare un passo ulteriore. Con la Rete Certificata è l’organizzazione stessa a farsi garante del professionista e, di conseguenza, del cittadino. Se qualcosa non va come dovrebbe, interviene la rete».

Da dove nasce questa idea?

«Nasce dall’esperienza di studi di consulenza che negli anni si sono distinti per legalità, serietà e professionalità. Abbiamo voluto valorizzare queste specificità, creando una rete che le rendesse visibili e riconoscibili nel mondo automotive. Chiediamo requisiti importanti per entrarvi e saremo rigorosi anche nel mantenerli. Riteniamo però di aver raggiunto un livello di maturità che ci consente di fare questo passo».

Tutti gli associati UNASCA fanno già parte della rete?

«No, l’adesione è volontaria. Attualmente contiamo circa 500 studi già inseriti, distribuiti su tutto il territorio nazionale. I nostri associati complessivi sono circa 2.500. L’obiettivo è arrivare a un migliaio di aderenti entro l’anno, quindi quasi il 50%. Tuttavia chiediamo standard molto precisi, soprattutto in materia di sicurezza informatica. Trattiamo dati sensibili e dobbiamo garantire strumenti certificati e sicuri. Non tutti sono pronti subito, ma li accompagneremo in questo percorso».

La formazione continua sarà un requisito?

«Assolutamente sì. Il nostro è un settore in continua evoluzione normativa. Gli aggiornamenti sono costanti e imprescindibili. I corsi che già organizziamo per i nostri associati, all’interno della rete certificata, diventeranno obbligatori. L’aggiornamento professionale non è più una scelta, ma una necessità».

La rete potrà essere anche un punto di riferimento diretto per i cittadini?

«Certamente. Attraverso la piattaforma online il cittadino potrà rivolgersi a noi e potremo indirizzarlo verso lo studio più competente per la specifica esigenza: pratiche nautiche, importazione di un’auto da altri Paesi, o altre casistiche particolari. La rete serve anche a valorizzare le specializzazioni presenti al nostro interno».

Guardando al futuro, quali saranno le prossime sfide?

«Il futuro è inevitabilmente legato all’evoluzione tecnologica. L’intelligenza artificiale esiste e dobbiamo imparare a utilizzarla. Ma senza perdere la nostra caratteristica fondamentale: la certificazione della verità da parte di un soggetto responsabile. Il digitale può supportare, ma non può assumersi la responsabilità giuridica di un atto. Il nostro mondo ha bisogno di un certificatore che risponda personalmente di ciò che attesta. Parallelamente stiamo lavorando a importanti evoluzioni tecnologiche, in collaborazione con il Poligrafico dello Stato e con la Motorizzazione. Ci saranno novità rilevanti a breve».

UNASCA, dunque, continua a innovare senza perdere la propria identità?

«Esattamente. Innovazione sì, ma con la consapevolezza del nostro ruolo e della responsabilità che ci assumiamo ogni giorno nei confronti dei cittadini e dei professionisti».

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martedì 3 marzo 2026 - Ultimo aggiornamento: 13:48 | © RIPRODUZIONE RISERVATA