Schultze (Mazda Europe): «Per l’Euro 7 e le regole sulla CO2 serve offrire più soluzioni ed essere agili»

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Mazda, l'innovazione e la tradizione. La casa di Hiroshima entra nelle “zero emission” e rinnova la CX-5, il suo Suv best seller

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«Siamo da 50 anni in Europa e sappiamo cosa fare e il nostro obiettivo è continuare ad avere una gamma di modelli che identifichi Mazda». Christian Schultze è dal 2014 responsabile del centro di Ricerca & Sviluppo di Mazda dove ha iniziato a lavorare nel 1990, poco dopo essersi laureato in ingegneria spaziale ed aeronautica all’Università di Stoccarda. Dunque conosce perfettamente la storia e le risorse che Mazda possiede e probabilmente non vi è nessun’altra persona che ne possa parlare con consapevolezza maggiore.
Signor Schultze, parliamo della nuova CX-5 prima di tutto. È completamente nuova ed è apparentemente in continuità con la precedente, ma ci sembra che segua una filosofia leggermente differente. Quale contributo avete dato dall’Europa per definirne le caratteristiche?
«Come lei sa, Mazda ha un centro di Ricerca & Sviluppo in Germania, dove io lavoro, per due ragioni: la prima è capire che cosa serve in Europa e l’altra assistere la casa madre nel fare prodotti che siano davvero perfetti per i nostri mercati. La nostra funzione è dare un quadro sulle regolamentazioni e su chi sono i concorrenti e cosa stanno facendo. Quando poi il è veicolo pronto, definiamo come devono essere le sospensioni, la risposta dello sterzo, che tipo di pneumatici dobbiamo montare… proviamo anche lungamente le vetture qui in Europa con i nostri colleghi giapponesi prima di definire le tarature definitive».
Quindi la collaborazione con Hiroshima è stretta e continua...
«Sì, la cosa buona è che loro ci conoscono bene e sanno già che cosa fare al 98%. Per questo il lavoro finale spesso è di semplice verifica. Ma è bene sempre farla sul campo perché in Giappone non ci sono le strade e il traffico europei».
Che cosa avevate chiesto alla casa madre in particolare per la CX-5?
«I nostri clienti ci avevano detto che avrebbero voluto più spazio all’interno. La CX-5 è stata sempre tra le più compatte del suo segmento, ma abbiamo capito che avevano bisogno di maggiore spazio perché amano il tempo libero e lo sport, ma ance perché hanno famiglia e hanno bisogno di installare almeno due seggiolini per bambini, un’operazione che spesso non è così facile. Ora abbiamo una distanza tra il sedile anteriore e posteriore che rende tutto più agevole».
Il progresso per il bagagliaio è stato forse ancora più rimarchevole…
«Per le stesse ragioni: se hai famiglia e figli spesso è come se dovessi compiere un esodo dall’Egitto. E nella tua vettura vuoi mettere tutto. Per questo abbiamo voluto aggiungere tanta praticità in questa CX-5, ma anche un approccio innovativo».
Si riferisce evidentemente alla nuova parte infotelematica…
«Esattamente. La connettività è tutta in un display. E alla fine penso che abbiamo fatto una vettura anche piena di stile perché ha un design molto bello, sia dall’esterno sia all’interno. Penso che risulti molto rilassante, attraente e anche razionale perché lo schermo è piacevole da vedere e da toccare e penso che possa piacere a tutti».
La gamma comprende un solo motore al lancio. Pensate sia abbastanza per fronteggiare la concorrenza?
«Prima di tutto, penso che questo (il 4 cilindri 2.5 mild-hybrid da 141 cv, ndr) sia un motore con molte doti. E va bene per quelle persone che chiedono ad un motore di fare bene le cose normali. Non va certamente incontro a chi pensa di essere un pilota e vuole vincere ogni gara in autostrada. In quel caso, è meglio che compri un’altra vettura. Inoltre siamo in un momento in cui dobbiamo concentrarci su obiettivi ben precisi come l’elettrificazione, la digitalizzazione e la connettività. Per questo abbiamo molti obiettivi di sviluppo sui quali concentrarci e dobbiamo scegliere che cosa dobbiamo fare e farlo bene. Per questo abbiamo in gamma vetture che corrispondono a obiettivi e clientele specifiche. Se dunque si ha bisogno di un’auto più potente, spaziosa e con una maggiore capacità di carico e traino, beh noi preferiamo proporre una CX-60. Se si è single e si vuole qualcosa di più compatto abbiamo la CX-30. Se vuoi un’elettrica abbiamo la 6e o la CX-6e, Vogliamo che il cliente possa guardare a Mazda e trovare l’auto che vuole, ma che sia sempre una Mazda».
Avete già annunciato che la CX-5 sarà dotata di un sistema full-hybrid. Quanto tempo ci vorrà per vederlo su strada?
«Mi dispiace, ma non posso fornire una data precisa. Ci stiamo lavorando, ma il prossimo passo importante è l’Euro 7. Dopo di chè, lanceremo i nostri ibridi, uno dopo l’altro. Siamo ancora nel pieno del processo di sviluppo e penso che ne verranno fuori cose buone».
Avete un rapporto industriale molto stretto con Toyota, non è certo un mistero, ma finora in Europa l’unico frutto di questo rapporto è stato la Mazda2 che è una semplice Yaris rimarchiata. Perché, nonostante un partner così grande che vi permetterebbe di avere più modelli risparmiando tempo e costi, siete ancora così “indipendenti”? Perché non sfruttate a fondo questo potenziale?
«Posso dire che stiamo studiamo come farlo, ma Mazda è un’azienda che ha una visione molto chiara di quello che vuole. E spesso non si tratta di quello che la maggior parte dei costruttori vuole fare. Nel caso della Mazda2, abbiamo capito che non eravamo nella condizione di poter sviluppare una vettura di quelle caratteristiche, facilmente o in modo economicamente sostenibile e abbiamo pensato che andasse bene così per i nostri clienti europei. A parte questo, Mazda ha idee ben chiare su come sviluppare il proprio portafoglio prodotti e spesso presta attenzione ad aspetti che non risultano ovvi. Ci sono aree invisibili nelle quali lavoriamo congiuntamente, ma Mazda segue la sua strada».
Questa è sicuramente un’ottima cosa che rende Mazda ben riconoscibile, ma ci sono anche costruttori che riescono ad avere una forte personalità sfruttando basi tecniche altrui…
«Sì, ma per noi non è tanto importante condividere prodotti quanto le tecnologie di base, mentre nello sviluppare i prodotti vogliamo la libertà di mettervi tutte le cose vogliamo e che siano fatte nel modo che vogliamo. Ad ogni modo, stiamo lavorando insieme su progetti di ricerca specifici e anche sulle piattaforme elettriche».
A Tokyo abbiamo visto due bellissimi concept, lea X-Coupe e la X-Compact che sarebbe molto interessante per i nostri mercati…
«Lo penso anche io: sarebbe bello avere una macchina così in Europa».
Ma ci state lavorando veramente o siamo nel regno della fantasia?
«Penso che sia un lavoro di esercizio per un’autovettura di dimensioni compatte e per capire come possiamo sviluppare il nostro design. Di sicuro, stiamo studiando quel segmento, ma è molto difficile, specialmente con l’elettrificazione. E questo è uno dei motivi per cui non esistono più così tanti modelli di quelle misure sul mercato europeo».
Sì, ma la situazione sta per cambiare e ci sarà anche una legislazione che favorirà le elettriche di dimensioni compatte...
«Sì, le cose stanno evolvendo e la Commissione Europea vuole promuovere questo tipo di veicoli con un una nuova classe omologativa M1E dotata di caratteristiche specifiche. Dobbiamo vedere come dare il nostro contributo sul tema. Per noi non conta solo quello che vogliamo e, alla fine di tutto, dobbiamo chiederci quali scelte possono portare profitto all’azienda e ai suoi azionisti».
Tipicamente giapponese. E che cosa mi dice delle altre forme di elettrificazione? Al momento avete il plug-in hybrid solo sulla CX-60 e ne state studiando altri dotati di un’autonomia maggiore. Anche in questo caso, vorrei chiederle quando li vedremo e che caratteristiche avranno?
«Anche in questo caso non posso dare date e non è nostra abitudine dire cose del tipo: arriverà un motore da 180 cv su questa macchina. Non è il modo in cui ci muoviamo. Quello che ora ci preme è seguire la discussione sulle emissioni, sulle regole per la CO2 che potrebbero avere un grosso impatto su un’azienda come la nostra. Come abbiamo detto più volte, noi non stiamo andando dritti verso l’elettrificazione e seguiamo un approccio multi-soluzione. Penso che abbiamo molte buone ragioni per farlo e penso che dobbiamo essere agili nell’agire».
Un altro punto che è davvero specifico di Mazda è il diesel, il 6 cilindri che equipaggia la CX-60 e la CX-80. Pensa che questo tipo di motore possa essere una possibilità anche per altri modelli in gamma?
«Questo dipenderà da come il diesel verrà visto in Europa e quale sarà il comportamento dei clienti. Con l’Euro 7 ci troviamo nella situazione che le emissioni per benzina e diesel debbano essere identiche. Per principio, si potrebbe dire dunque che ora non ci sono più ragioni per dire che il diesel è cattivo. Ma davvero non so come potrebbero reagire i governi e i clienti. Ci sono paesi europei, come l’Olanda ad esempio, dove il governo dice senza tanti giri di parole che non vuole il diesel. E, parlando francamente, usano anche un linguaggio molto duro rendendo poco attraente acquistare il diesel facendo leva sulla tassazione e altri strumenti».
Ma il diesel sopravviverà o no?
«Io penso che il diesel abbia le sue ragioni perché può essere un motore molto raffinato, potente ed economico. E penso che, se sai come ripulirne i gas di scarico, possa essere amico dell’ambiente. La maggioranza delle persone si sta spostando verso il motore a benzina, ciononostante vediamo che nei segmenti superiori le persone fanno considerazioni diverse: vogliono automobili che trainino 2.000 kg, che possano viaggiare per 800 km senza fermarsi, un buon livello di potenza ma con un consumo basso. Ecco perché qui siamo con la CX-60 e la CX-80 e penso che avranno ancora una buona presa sul mercato, perché vediamo che in alcuni paesi le versioni diesel contano ancora il 50%, molto di più che in altri segmenti».
Al momento, i modelli più anziani in gamma sono la Mazda3 e la CX-30. Non le chiedo quando li vedremo, ma potrebbe dirci almeno se saranno una semplice evoluzione di quelli esistenti o conterranno novità sostanziali?
«Sono modelli molto importanti per noi perché attraggono la clientela più giovane, coloro che non hanno molti figli e che apprezzano i geni sportivi di Mazda. Per questo penso che sarà fondamentale decidere quello che dovremo dare a questo tipo di persone. Ci stiamo pensando e abbiamo isolato le idee intorno alle quali portare avanti lo sviluppo di questi prodotti».
Abbiamo intervistato recentemente Martijn ten Brink (l’amministratore delegato di Mazda Europe, ndr) e, alla domanda su che cosa deve fare Mazda in futuro, ha risposto che deve crescere aumentando le vendite del 30% entro la fine del decennio. Lei pensa che avete già tutti gli elementi per raggiungere questo obiettivo o ne servono altri?
«Ho letto la sua intervista stamattina. Come ho detto prima, noi pensiamo a costruire il nostro futuro più che a dichiararlo. Per questo, potete vedere oggi la CX-5, la prossima volta vedrete e proverete la CX-6e e ci sono altre cose che arriveranno: abbiamo un piano per tutti i modelli che introdurremo nel futuro».
Dunque siete sicuri di quello che avete e avrete per raggiungere i vostri obiettivi?
«Penso che possiamo raggiungere gli obiettivi che Martijn (ten Brink, ndr) ha dichiarato. Ne sono sicuro».




