Sébastien Guigues (Renault Italia)

Guigues (Renault Italia): «Non abbiamo paura dei cinesi, giochiamo in casa e vogliamo tornare a essere protagonisti»

di Michele Montesano
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LOCOROTONDO – C’è aria di cambiamenti in Renault. Oltre alla recente nomina di François Provost, nel ruolo di Ceo del Gruppo al posto di Luca De Meo, anche la filiale italiana ha subito un avvicendamento con Sébastien Guigues che, a inizio luglio, ha rilevato il ruolo di direttore generale da Raffaele Fussilli. Per Guigues, 48 anni di cui 24 vissuti nel mondo dell’automotive, si tratta di una nuova grande sfida. Dopo un passato in Volkswagen, ricoprendo anche il ruolo di Ceo di Seat e Cupra in Francia, nel 2021 è passato al Gruppo Renault come Managing Director in Spagna.

Dopo aver vinto la sfida di portare il marchio della Losanga dal quinto al primo posto nel mercato iberico, e per di più in soli quattro anni, per Guigues l’obiettivo è ora di fare altrettanto in Italia. Compito estremamente stimolante quanto difficile, ma il manager francese non si è tirato affatto indietro. L’abbiamo incontrato in occasione del Viva! Festival di Locorotondo, di cui Renault è ormai partner da quattro anni, per raccontarci la sua visione e i punti su cui svilupperà la strategia del marchio della Losanga nel nostro Paese.

Partiamo dal mercato italiano. Come sta andando Renault e quali sono gli obiettivi a fine anno?

«Anche se sono arrivato da poco, è evidente che il sesto posto in classifica non rispecchia il potenziale della Renault. Abbiamo una rete solida, prodotti competitivi e una base clienti affezionata. Quest’anno non ci fissiamo su quante auto venderemo – che siano 70, 80 o 35 mila – ma piuttosto sul sistemare le fondamenta: capire la strategia, il posizionamento, come vogliamo vendere, se farlo con la nostra finanziaria, con GPL, full electric o altro. Serve chiarezza e visione».

E sul lungo periodo?

«Vogliamo essere percepiti come un marchio leader. I cinesi sono bravi e veloci, producono nuove auto in appena due anni. Su quest’ultimo punto stiamo imparando da loro e la nuova Twingo, che arriverà il prossimo anno, è stata realizzata in tempi simili. Fanno buone auto ma manca ancora l’anima. Hanno guadagnato rapidamente quote di mercato, è vero – quasi il 10% – ma non hanno parco circolante, una rete vendita strutturata, né un’assistenza post vendita consolidata. In Italia ci sono 2,2 milioni di Renault in circolazione. In Spagna, ad esempio, nonostante l’arrivo dei cinesi da tre anni a questa parte, Renault e Dacia sono cresciute in quota».

Quindi niente paura per i marchi cinesi?

«Rispetto sì, paura no. L’ingresso di nuovi attori crea dinamismo, ma noi giochiamo in casa. I cinesi arriveranno in Europa con 30-35 marchi, ma bisognerà capire quanti ne resteranno a medio-lungo termine. Per questo ai nostri concessionari diciamo: se scegliete un marchio cinese, fate attenzione. Siamo in democrazia, ma bisogna essere lucidi e prudenti negli investimenti».

A proposito di mercato e incentivi: che ne pensa del piano governativo con tetto a 40.000 Euro di reddito familiare ISEE?

«Gli incentivi aiutano sempre, servono per stimolare l’attenzione. Ma devono durare nel tempo. Se oggi ci sono e domani no, si crea solo confusione. Il tetto dei 40.000 Euro non è poi così penalizzante: più del 55% degli italiani rientra lì. E nelle aree metropolitane si targano il 90% delle auto. Però bisogna volerla davvero l’elettrica, e avere un’auto da rottamare. L’idea francese? Interessante, ma il prezzo è troppo basso per essere sostenibile. Alla fine, i costi ricadono su di noi».

Le elettriche, però, restano ancora costose …

«Sì, perché si è partiti con le auto grandi: servivano batterie grosse, e quindi costi elevati. Ma se vogliamo elettrificare l’Europa, servono auto piccole. Ecco perché la Renault 5 ha più senso della Tesla S. Luca de Meo ha puntato da anni su auto leggere, compatte. Ed è la strada giusta. Il piano resta su “due gambe”: ibrido e full electric. Ma l’elettrico deve essere progettato come tale, non come un compromesso».

Alpine, invece, resterà solo elettrica?

«Sì, Alpine è un’altra storia. Non fa numeri, ma tecnologia avanzata. La A390 arriverà entro l’anno. Sarà incredibile, ma non ne venderemo come la Clio, ovviamente. Tuttavia è bello avere Renault, Dacia e Alpine ciascuno con un ruolo diverso. Stiamo spingendo anche i veicoli commerciali come il Kangoo, Master e Trafic li proponiamo sia in termici che elettrici».

Mobilize prosegue?

«Certamente. Abbiamo lanciato Duo, l’anno prossimo arriverà il Bento. Non sono auto, ma quadricicli. Un progetto complementare alla gamma Renault, prodotto in Marocco e con costi contenuti».

Il tema delle infrastrutture in Italia però è ancora critico. Influirà negativamente sulla crescita dell’elettrico?

«Il problema, a mio avviso, è che sbagliamo approccio. Non si può evangelizzare tutto e tutti come nel 1.480. Se vuoi elettrificare un paese, parti da chi ha due auto, da chi ha una casa singola dove può installare un caricatore. Non dal ragazzo in condominio che guadagna 1.500 Euro. L’elettrico non è per tutti, va targettizzato».

Quindi l’elettrico non è l’unico futuro?

«Ci sono anche biocarburanti, idrogeno, e nuovi carburanti sintetici. Ogni cliente ha esigenze diverse. Se uno viaggia ogni giorno da Bari a Roma, l’elettrica non ha senso. Ma per chi vive in città, va benissimo. Anche per i furgoni ci sono soluzioni miste. Per il trasporto merci l’idrogeno potrebbe essere valido. Non possiamo fare tutti la stessa cosa, sennò cambiamo solamente il problema passando dal petrolio al cobalto».

E in Italia, su quale canale punterete di più?

«I privati sono ancora forti, ma stanno calando. Il mercato cambia, si va sempre più verso il noleggio. Non dobbiamo affidarci a un solo canale. Vendiamo a chi compra, privati o flotte. L’importante è farlo bene, in modo sostenibile. Il privato oggi soffre – il mercato ha fatto -14% questo mese – ma non possiamo chiuderci. Renault è un marchio per tutti dobbiamo essere ovunque».

Se dovesse riassumere la sua priorità oggi per Renault Italia?

«Innanzitutto una strategia chiara, una rete forte e prodotti coerenti con la domanda italiana. Vendere bene, ovunque. E farlo con partner solidi. Renault in Italia ha una lunga storia, e ci sono tutte le basi per scrivere il prossimo capitolo».

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giovedì 7 agosto 2025 - Ultimo aggiornamento: 09:17 | © RIPRODUZIONE RISERVATA