Giampaolo Dallara fondatore della omonima casa costruttrice di auto
da corsa

Dallara: «Queste sono le corse del domani. Roma già interessa più di Monza»

di Cristiano Chiavegato
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A 81 anni compiuti, Giampaolo Dallara, è come un ragazzino, pieno di entusiasmo, con lo sguardo rivolto avanti. Laureato nel 1959 in ingegneria aeronautica, ha lavorato per Ferrari, Maserati, Lamborghini e De Tomaso. Nel 1972, ha fondato a Varano de’ Melegari, il paesino in provincia di Parma dov’è nato, la propria azienda. Da anni è il più grande costruttore di automobili da corsa del mondo. E, ovviamente, è coinvolto anche nella FE.

Ingegnere ha fatto sempre rombare i motori, ora è coinvolto nelle macchine elettriche?
«All’inizio ero scettico, ma curioso perché non capivo bene. Poi ho incontrato Michael Andretti impegnato fra Indy e FE. Mi ha detto: ci metto un anno a trovare il budget per correre nell’Indy e un mese per avere le risorse per la FE. Ci sono più Costruttori qui che non in F1».

Quindi, come è sua abitudine, si è buttato in una nuova impresa.
«Ho realizzato che ci sono dei sistemi alternativi per fare competizione. E mi sono convinto che ci sarà una fetta grossa di mobilità legata all’energia elettrica. Studiamo un modo diverso per applicare la tecnologia».

Pensa che sarà un successo planetario, anche perché le gare si svolgono nelle grandi città come Roma?
«Le posso dire una cosa: al momento il risultato è che anche nella mia azienda ci sono più ragazzi che mi chiedono se ci sono i biglietti per andare a vedere la corsa a Roma che la F1 a Monza».

Qual’è il compito della Dallara in questo settore?
«Lavoriamo nella progettazione dei telai, delle sospensioni e il contenitore della batteria. È bello esserci dentro per conoscere questo nuovo genere di competizioni».

E cosa avete imparato?
«C’è poco da fare. Adesso si va anche lì. Non dico che saremo solo lì, ma certamente anche in FE. Con delle prospettive più importanti. Cambia tutto. Perché dobbiamo illuderci che il nostro mondo deve guardare all’indietro? Guardiamo avanti. È una sorta di tentativo di superare le difficoltà che ci trasciniamo dietro. Uno dei problemi di attualità è quello dell’inquinamento, l’automobile è responsabile solo in parte, però desta tanta attenzione ed è giusto che sia così».

La produzione di tante batterie sono un’altra complicazione da risolvere.
«Troveremo il modo di abbattere anche questi problemi, si imparerà a trovare il modo indolore di smaltire le batterie, dovremo ingegnarci per produrre meglio e a costi più bassi l’energia».

La FE è una spinta per la ricerca.
«Certo. Porta agli occhi di tutti la consapevolezza che sta cambiando il mondo è c’è bisogno di muoversi in questa direzione. Ci porta a riflettere su questo argomento e questo è il merito principale».
 

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Domenica 6 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 07-05-2018 15:35 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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