FE, Barnard (Ds Penske): «Non sento la pressione. Avevamo cominciato male e abbiamo finito bene: dipende dall'impostazione mentale»
VALENCIA – «Pressione? Non la sento». Taylor Barnard, il pilota rivelazione dello scorso campionato di Formula E lanciato da Ian James, parla con la tranquillità di un adulto. Con umiltà. Aveva chiuso quarto la passata stagione, tenendosi alle spalle addirittura sette iridati del mondiale elettrico. Quest'anno alla Ds Penske deve confermare l'eccellente impressione che ha suscitato. E subito, ai test di Valencia, ha chiuso con il terzo crono assoluto, ad appena 7 millesimi dal più veloce.
Quanto sei orgoglioso?
«Per come eravamo partiti e dove siamo arrivati, sono estremamente soddisfatto della progressione. Naturalmente è la mia prima uscita con la nuova squadra in nero e oro (i colori della Ds Penske, ndr), ma per come sono andate le cose non potrei essere più contento».
È impressionante la maturità che dimostri. E hai appena 21 anni.
«Credo che in precedenza la mia carriera sia stata piuttosto difficile e questo mi ha costretto a crescere in fretta. Forse è quello che mi sta aiutando adesso».
Cosa ti aspetti da questa stagione, la tua seconda completa?
«Difficile da dire. Ma di sicuro spero di vincere una gara (due pole, un secondo e quattro terzi posti in quella appena trascorsa, ndr) perché è quello che non sono riuscito lo scorso campionato. E lottare per il mondiale. Significa che se vinco una gara posso fare anche la seconda cosa. Ma ogni pilota è qui con lo stesso obiettivo».
Le maggiori differenze tra le due squadre, la “vecchia” che non c'è più e la nuova?«Sono moltissime. La macchina è completamente diversa e così anche lo sterzo e tutti i sistemi di gestione e controllo. Per non parlare delle persone, che non sono tutte britanniche come ero abituato che fossero alla McLaren. Vuol dire che devo lavorare diversamente anch'io, ma per il momento è andato tutto piuttosto bene. E nell'ultima sessione siamo stati anche veloci. Tutto a posto».
Come ti trovi con il tuo nuovo compagno di squadra, Max Günther?
«Lavoriamo bene assieme, mi pare. Non abbiamo ancora trascorso così tanto tempo assieme, ma per il momento va tutto bene».
Un bilancio: cosa ti è piaciuto di più e cosa di meno di questi test a Valencia?
«Ho avuto qualche problema alla macchina che mi è costato alcuni giri e questa ovviamente non è stata una buona cosa per me. Invece, il modo in cui siamo migliorati, soprattutto con le sensazioni non troppo positive che avvertivo nell'abitacolo all'inizio, ha rappresentato un aspetto positivo. Il tempo finale e l'affidabilità hanno fatto il resto».
Gli altri? Il tuo giovane collega Pepe Martì ad esempio?
«Ha fatto un bel lavoro, direi. Onestamente, però, devo dire che non ho guardato tutti i suoi tempi, ma ogni volta che gli davo un'occhiata era nella Top 10. Piuttosto impressionante per essere un debuttante assoluto. Sapevamo che era un buon pilota per i risultati che aveva ottenuto in F3 e F2. Per me non è una sorpresa vederlo lì».
C'è molta attesa per la tua stagione, anche perché sei in una squadra vincente. Avverti la pressione?
«No, non la sento. Farò il mio lavoro in ogni sessione e continuerò a farlo per e in ogni gara, qualunque sia il risultato. Guarda qui a Valencia: avevamo cominciato male e abbiamo finito bene. Dipende tutto dall'impostazione mentale».




