FE, Barnard, il più giovane vincitore di un E-Prix: «Un fine settimana speciale anche per la Ds che lascia dopo undici anni»

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FE, Barnard, il più giovane vincitore di un E-Prix: «Un fine settimana speciale anche per la Ds che lascia dopo undici anni»

FE, Barnard, il più giovane vincitore di un E-Prix: «Un fine settimana speciale anche per la Ds che lascia dopo undici anni»
LONDRA – Ventidue anni compiuti da qualche mese, domenica 16 agosto Taylor Barnard è diventato il pilota più giovane a vincere una gara di Formula E. Lo ha fatto nell'ultimo E-Prix della stagione 12, delle monoposto Gen3 e anche su un circuito, quello del centralissimo ExCel di Londra, che non ospiterà più il mondiale elettrico, che con i nuovi bolidi Gen4 si trasferirà a Brands Hatch, fuori dalla capitale britannica. E, soprattutto, lo ha fatto all'apparizione conclusiva della Ds Penske, la scuderia franco statunitense che, almeno in questa “configurazione” non esisterà più. Perché la Ds Automobiles lascia la Formula E dopo undici anni e molti successi.
L'ultimo, appunto, grazie a Barnard (per il quale, invece, è il primo), un giovane che ha sognato di fare il pilota e che ce l'ha fatta malgrado la sua sia una famiglia “normale”. Era stato lanciato da Ian James (adesso alla Jaguar Tcs) quando dirigeva la McLaren motorizzata Nissan e quasi subito era riuscito a centrare un podio, accarezzando più volte anche la vittoria. Sempre cortese e gentile, il giovane è anche estremamente professionale: praticamente impossibile, anche a microfoni spenti, trovare qualcuno che non ne parli bene. A festeggiare con lui ci sono i genitori, Amy e Steven, oltre alla ragazza.
Come ci sente a essere il più giovane vincitore in Formula E?
«Non c'erano molte altre opportunità per fare in modo che ciò accadesse. E visto che questa era proprio l'ultima occasione possibile è ancora più bello».
È stata una stagione difficile.
«Sì, lo è stata. È speciale finire così: per me, per noi, per la squadra. Era anche l'ultima gara di Ds Automobiles e credo che chiudere un capitolo di undici anni con un'affermazione sia particolarmente speciale. Un fine settimana perfetto?».
Cosa ti aspetti dalla prossima stagione?
«Non posso dirti niente, perché non c'è niente di confermato. Spero che questa vittoria contribuisca a sciogliere le riserve».
Hai dubbi circa il tuo futuro?
«A dire la verità non proprio».
Cambia qualcosa nella tua consapevolezza adesso?
«Non credo, direi di no. È stata una arrampicata difficile dal fondo fino alla “cima” in termini di apprendimento, di esperienza. Adesso, dopo due anni, credo di conoscere abbastanza il campionato per capire quando è il momento di fare la scelta giusta. E ritengo che la gara di Londra costituisca un esempio perfetto di quello che ho appena detto».
Tutto bene, insomma?
«È un processo senza fine per continuare a crescere: devi continura a imparare. Una vittoria non cambia le cose per quel che riguarda l'evoluzione delle competenze, anche di sicuro aiuta un po' l'autostima».
C'è qualcuno che ti senti ti ringraziare?
«Tutti devo ringraziare: Jay (Penske, il proprietario della scuderia, ndr), Phil (Charles, il numero del team), l'intera squadra. Come ho detto, è stato un anno tosto con un molto, molto duro lavoro e tante ore al simulatore. Con tutto questo impegno e senza risultati, credo proprio che andare in vacanza in questo modo sia una cosa che abbiano meritato».




