Lucas Di Grassi (Venturi)

Di Grassi (Venturi): «La FE era una un punto interrogativo, poi una promessa e adesso una realtà con milioni di tifosi»

di Mattia Eccheli
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Lucas Di Grassi, 37 anni, è uno dei senatori della Formula E: con il successo nell'ePrix di domenica di Londra ha raggiunto Sébastien Bumi in testa alla classifica dei piloti più vittoriosi del circuito elettrico a quota 13. A Seul, dove il 13 e 14 agosto si chiude l'era delle monoposto Gen2 e anche l'ottava stagione, potrebbe diventare il primo a superare la non solo psicologica soglia dei mille punti (ne ha 994). Malgrado il successo, il brasiliano di origini italiane che dopo l'addio di Audi è passato alla monegasca Rokit Venturi (che dalla prossima stagione gareggierà con la Maserati) è ancora scocciato (un eufemismo) per la decisione di sabato della direzione corsa, che lo aveva privato della possibilità di giocarsi la Pole e condannato a partire dalla retrovie privandolo del tempo di qualifica.

«Sono stato squalificato due volte dopo aver tagliato per primo il traguardo, mi hanno tolto una pole e altro ancora – avverte – ma quello che è successo sabato è stato ridicolo, anche per come sono stati adottati e comunicati i provvedimenti. Non puoi decidere in fretta solo perché c'è un programma: se vuoi fare le cose seriamente ti siedi, verifichi i dati di tutti e solo poi intervieni. Sono rimasto arrabbiato per qualche ora, sì. I commissari si sono comportati in modo almeno discutibile: e non mi riferisco solo alle decisioni che riguardano me».

A parte questo, il fine settimana di Londra è stato un successo.

«È stata una gara molto speciale e uno dei migliori eventi in assoluto: per lo spettacolo, per il pubblico, per la cerimonia di premiazione, per tutto. E il tracciato è di quelli non ortodossi tecnicamente difficile».

Le gare più belle?

«Quelle del Messico sono sempre spettacolari, anche per il calore pubblico. Mi ha sorpreso Giacarta, anche se abbiamo corso una sola gara: abbiamo avuto un ritorno notevole. E Roma è una bella prova».

Sei vicino a quota mille punti...

«Ne sono orgoglioso, anche se è solo un numero. Ma significano che sono riuscito ad essere competitivo per otto anni: e la Formula E è cambiata molto».

Nel 2014, quando si era disputato il primo ePrix avresti immaginato di essere a questo punto?

«A Pechino più di uno credeva che la Formula E sarebbe durata al massimo una stagione. Invece la mia carriera non sarebbe quello che è senza la Formula E (Di Grassi ha vinto sia il titolo individuale sia quello a squadre, ndr). La Formula E ha fatto molto, per molte persone».

L'ultima gara di quest'anno, a Seul, sarà il centesimo ePrix...

«Per me sarà un privilegio esserci, ma io sono “solo” uno che guida. Questo traguardo è il riconoscimento al lavoro di tanta gente, di quella che non si vede e che ha reso possibile tutto questo».

Cosa rappresenta oggi la Formula E?

«Era un grosso punto di domanda, poi si è trasformata in una promessa e adesso è una serie che si è stabilizzata e che, negli anni, è stata seguita da centinaia di migliaia di persone. È in parte detestata da appassionati del motorsport che non concepiscono monoposto silenziose, ma è anche una serie che ha avvicinato i giovani. E che piace ai bambini, che saranno i tifosi del futuro».

Come la immagini in futuro?

«L'elettrificazione è scontata, ma credo che ogni competizione del motorsport debba caratterizzarsi per qualcosa. La Formula 1 potrebbe continuare a restare la più estrema nelle prestazioni e pazienza se per farlo dovrà continuare a impiegare per anni motori a combustione. La Formula E potrebbe essere la più efficiente, puntando anche su altre soluzioni come l'aerodinamica mobile, l'asse posteriore sterzante e magari la copertura delle ruote, che equivarrebbe ad un risparmio dell'otto per cento in termini di energia».

Intanto arrivano le monoposto Gen3...

«...e nei fatti si riparte da capo. Con la modifica delle regole ho visto scuderie e piloti cambiare: diciamo che se uno dovesse esordire in Formula E, la prossima stagione sarebbe quella giusta».

Anche Vettel?

«Sarebbe bello, anche perché abbiamo corso assieme per due anni in Formula 3».

Le macchine continuano a essere tutte uguali.

«Anche per il pubblico, ma soprattutto per i costruttori, sarebbe importante poter caratterizzare le monoposto, seppur con elementi che non incidano sulle prestazioni».

Cosa succede a Seul?

«Noi corriamo per vincere il titolo e ci impegneremo. Il resto lo sappiamo: in Formula E tutto può succedere».

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Venerdì 5 Agosto 2022 - Ultimo aggiornamento: 06-08-2022 19:35 | © RIPRODUZIONE RISERVATA