Morto Sandro Munari: il "Drago" del rally che ha scritto la storia della Lancia, ma vinse anche con la Ferrari e sfiorò la Formula 1
Il motorsport, in particolare il mondo del rally, perde una leggenda. Dopo una lunga malattia è morto Sandro Munari, il numero uno dei piloti da rally negli Anni 70. Nato a Cavarzere, in provincia di Venezia, il 27 marzo del 1940, in una famiglia di agricoltori, avrebbe compiuto 86 anni tra un mese. Di lui resterà per sempre il ricordo di un grande campione, un pilota dalla carriera straordinaria, capace di scrivere pagine memorabili del motorsport al volante soprattutto di vetture della Lancia, prima la Fulvia HF, poi la Stratos. Ma non solo: il Drago (così era soprannominato) seppe farsi valere anche al volante di una Ferrari, la 312 Sport Prototipo PB con la quale vinse la Targa Florio del 1972 in coppia con Arturo Merzario.
Chi era Sandro Munari
Pochi lo ricorderanno, ma Munari arrivò anche a un passo dal debutto in Formula 1: era la fine di febbraio del 1973, vigilia del Gran Premio del Sudafrica, quando Frank Willias gli propose di partecipare al Gran Premio di Kyalami in sostituzione dell’infortunato Nanni Galli al volante di una Iso Marlboro. L’occasione sfumò per l’opposizione di Cesare Fiorio, al tempo direttore sportivo della Lancia, la sua casa-famiglia, dove negli anni a venire sarebbe esploso il suo erede, quel Miki Biasion (due titoli mondiali vinti) che lo ha ricordato commosso:”Sandro è stato il più grande di tutti, un caposcuola che ha scritto la storia dei rally, capace di andare forte ovunque, che fosse neve, ghiaccio, fango o circuito”.
Alla Lancia sono legati i maggiori successi di Munari. Ma non solo come pilota ufficiale. Da privato ha gareggiato sempre con le auto della casa torinese, e pochi ricordano di quando andò a schierarsi alla 12 Ore di Sebring al volante di una Fulvia Zagato, con la quale conquistò il secondo gradino del podio. Ma è con la squadra ufficiale della lancia, come tutti sanno, che ha scritto le pagine più importanti di una carriera leggendaria.
Mai un titolo mondiale, è vero (all’epoca si gareggiava per la Coppa Piloti FIA, che non aveva ancora un valore iridato), ma nella bacheca del campione scomparso figurano un titolo europeo, due titoli italiani e una serie di vittorie nei rally più importanti del mondo conquistate al volante della sorprendente Fulvia HF e della straordinaria Stratos motorizzata Dino Ferrari.
Le tappe della carriera
Eppure, a inizio carriera, il buon Sandro era un semplice navigatore. Dopo giovanili esperienze con i kart, nel 1963 entrò nel mondo delle competizioni in punta di piedi, come navigatore di Arnaldo Cavallari, che gareggiava con una Alfa Romeo Giulia TI Super Quadrifoglio del Jolly Club di Milano. Nel ’64 conquistarono il gradino più alto del podio nella prima edizione del Rally di San Martino di Castrozza e nel Rally di Sardegna. Ma dopo un po’ il buon Sandro capì che il posto “di fianco” lo avrebbe presto abbandonato. Si sganciò da Cavallari e cominciò a correre da pilota, mettendosi in gran luce.
Il talento emerse nel 1967, quando conquistò per la prima volta il campionato italiano rally a bordo di una Lancia Fulvia Coupé 1.3 HF, dando il via a un’epoca d’oro, sempre con la Lancia. Con la squadra torinese Munari scriverà infatti pagine di storia delle competizioni rallystiche, contribuendo con i suoi successi a diffondere questa specialità in Italia, paese legato al ricordo della mitica Mille Miglia, ma ben presto “convertitosi” alla passione per la guida in controsterzo, anche su neve e fango, di giorno e di notte, con auto da corsa ma non troppo distanti da quelle di serie.
Celeberrime restano le imprese del Drago nel Rally di Montecarlo, dove s’impose per la prima volta nel 1972 al volante di una Lancia Fulvia 1.6 Coupé HF, battendo le varie Porsche, Alpine, Ford, e dove avrebbe festeggiato la vittoria altre tre volte tra il 1975 e il 1977 a bordo della leggendaria Lancia Stratos. Nel 1977, anno dell’ultimo trionfo nel Principato, Munari conquistò anche la Coppa FIA Piloti, competizione antesignana del Mondiale Rally, che sostituì la Coppa Fia a partire dal 1979.
Nella sua lunga carriera, dunque, tante imprese, tanti podi, tante gioie. Ma anche qualche pagina buia, come la morte di Luciano Lombardini, suo navigatore che perse la vita nel corso dell’avvicinamento al Rally di Montecarlo del 1968 in un incidente in cui anche lui, Munari, era rimasto gravemente ferito.
Prima di essere aggredito dalla malattia, quando ancora le competizioni esercitavano su di lui un fascino irresistibile, si era dedicato anche ai rally-raid, e aveva partecipato alla Dakar e al Rally dei Faraoni con una Lamborghini LM002. Aveva aperto anche una scuola di guida sicura e con il giornalista Sergio Remondino aveva scritto il libro di ricordi “Sandro Munari. Una Vita di Traverso”. Per un breve periodo aveva collaborato anche alle pagine Motori di uno dei giornali del nostro gruppo editoriale, facendosi apprezzare per la capacità di divulgazione su un tema tuttora attuale: quanto incida la sperimentazione in gara sulla produzione di auto di grande serie.




