America’s Cup, l'opportunità. Monsurrò: «Confindustria nautica in campo per promuovere Napoli, il diporto e il turismo nautico»
Portualità turistica, Coppa America, sicurezza in mare, charter, aree marine protette. Sono questi i temi caldi che animano il dibattito su Napoli, città di mare nel cuore del Mediterraneo, al centro di un territorio impareggiabile per bellezze naturali e con una forte concentrazione di industrie nautiche anche di storica tradizione, produttrici di yacht, natanti e gommoni di qualità. Ma anche – duole dirlo – città di mare paradossalmente priva di un vero porto turistico, costretta a fare i conti con l’abusivismo dilagante, l’inevitabile sequestro di boe e corpi morti e le conseguenti denunce e polemiche. Temi scottanti, che coinvolgono in qualche modo anche le prospettive sull’effettiva capacità della città di ospitare la Coppa America nel 2027 e di salvaguardare il diporto “assediato” dalle polemiche sulla sicurezza e sull’ambientalismo più rigoroso.
Su questi argomenti non si è pronunciata, finora, Confindustria Nautica. L’associazione, però, ha da poco nominato, tra i vicepresidenti, il napoletano Marco Monsurrò, industriale ben noto nel campo (con Coelmo che produce anche generatori per la nautica) e a lui è stata assegnata la delega per lo sviluppo del Mezzogiorno, ZES e internazionalizzazione. Ecco, qui di seguito, l’intervista rilasciata al nostro sito.
Da anni si parla dell’esigenza di dotare Napoli di un moderno porto turistico. Si parla anche di progetti elaborati e finanziati da privati, ma nulla si muove. E anche quest’anno, come negli anni scorsi, vengono - giustamente - sequestrati posti barca abusivi. Sulla questione non si è mai registrato, finora, un commento di Confindustria Nautica. Qual è la sua opinione in merito?
“Confindustria Nautica, che dal 1967 rappresenta l’intera filiera della nautica all’interno di Confindustria svolgendo un ruolo di sistema, promuove le condizioni necessarie per lo sviluppo del settore, sostiene riforme strutturali e semplificazioni amministrative e lavora in maniera concreta, senza ricorrere a proclami. Non entriamo nel merito di singoli progetti imprenditoriali o locali, ma siamo attivamente impegnati a livello normativo e istituzionale. In questo senso, abbiamo recentemente sottoposto al ministro per le Politiche del mare, Nello Musumeci, una serie di proposte puntuali per aggiornare e rendere più efficiente il quadro normativo di riferimento, in particolare il DPR 509/1997 che disciplina il rilascio delle concessioni demaniali marittime a uso nautico”.
Con quali obiettivi?
“Il nostro scopo è contribuire a creare un contesto normativo chiaro, trasparente e attuabile, che favorisca investimenti regolari e di qualità, mettendo fine anche al fenomeno dell’abusivismo, che danneggia l’intero comparto e le comunità costiere. Siamo fiduciosi che le istituzioni sapranno fare sintesi delle proposte ricevute, dando finalmente slancio all’ammodernamento infrastrutturale di cui territori come Napoli hanno urgente bisogno”.
Sappiamo che a Napoli è stato presentato il progetto di un porto turistico permanente da società private (quelle che gestiscono legalmente le concessioni demaniali provvisorie, da maggio a settembre) per l’area ex Italsider di Bagnoli, tra Nisida e Coroglio, lì dove verrà allestita la base per la Coppa America 2027. Ma né il sindaco Manfredi né l’Autorità portuale ne hanno mai parlato con dovizia di particolari. Circolano solo indiscrezioni. Il dubbio è che possano sorgere problemi anche per l’allestimento della base nautica destinata ai “bolidi” della Coppa America. Che cosa ne pensa?
“Ad oggi non abbiamo ricevuto comunicazioni ufficiali sul progetto di porto turistico permanente a Bagnoli da parte degli enti competenti. Tuttavia, per quanto riguarda l’allestimento della base per l’America’s Cup 2027, posso confermare, anche sulla base dei contatti diretti avuti con il sindaco di Napoli, il ministro per lo Sport e i rappresentanti del team neozelandese, che il lavoro procede in un clima di grande collaborazione istituzionale e operativa. Tutti gli attori coinvolti, a partire dalle amministrazioni locali fino ai livelli ministeriali, mostrano piena consapevolezza dell’importanza strategica dell’evento per Napoli, per il Mezzogiorno e per l’Italia intera. L’organizzazione della America’s Cup richiede standard altissimi e una pianificazione rigorosa, e non mi risulta alcun aspetto lasciato al caso”.
E quale sarà il ruolo di Confindustria nautica nel progetto America’s Cup?
“Con il nostro presidente Piero Formenti abbiamo già dato piena disponibilità a collaborare con le istituzioni per garantire il massimo supporto tecnico e di sistema. L’industria nautica italiana ha tutto l’interesse affinché l’evento sia un successo, anche come occasione di rilancio per aree come Bagnoli che meritano una valorizzazione definitiva e strutturale”.
Un altro progetto di cui si parla con insistenza riguarda l’allargamento dello storico porto di Mergellina, con la possibilità di guadagnare circa 300 posti barca. Qual è la sua opinione in merito?
“Confindustria Nautica guarda con favore ogni iniziativa che contribuisce a colmare il forte deficit di portualità turistica del nostro Paese ed in particolare del Mezzogiorno, dove stimiamo che il turismo nautico possa crescere ancora, a patto che si investa in infrastrutture adeguate e ben distribuite. Napoli è una città con una forte vocazione turistica e nautica, che si prepara ad ospitare eventi internazionali come l'America's Cup. Creare nuove opportunità di ormeggio in un'area così strategica rappresenta un’opportunità importante, soprattutto se si valorizzano soluzioni moderne e sostenibili. Detto ciò, è fondamentale avviare un attento studio per individuare dove creare i nuovi posti barca e di quale tipologia. Serve una valutazione su scala nazionale che tenga conto di aspetti come la sicurezza, la connessione con il territorio, la pressione antropica e soprattutto l’aumento dei posti in transito, ovvero prenotabili per giorni e non solo per lunghi periodi”.
Al di là del problema della portualità, è emerso in tutta la sua gravità anche quello della sicurezza in mare. Sotto accusa, in particolare, sono finite le norme che consentono la guida senza patente se la potenza del motore non supera i 40 cavalli, e la patente ai sedicenni, sia pure con diverse limitazioni. Che cosa ne pensa?
“Penso che è importante uscire dalla logica dei titoli sensazionalistici e basare ogni analisi sui dati. Negli ultimi vent’anni la media degli incidenti mortali nella nautica da diporto, inclusi quelli che coinvolgono mezzi da spiaggia come pattini e pedalò, è di circa 3 all’anno. Per confronto, sulle strade si registrano in media 10 incidenti mortali al giorno. Questo dato da solo chiarisce quanto la sicurezza in mare sia oggi elevata, anche grazie a un quadro normativo che negli anni si è evoluto e a controlli sempre più diffusi. Inoltre, secondo dati forniti dalle autorità competenti, i diportisti subiscono controlli in mare con una frequenza fino a quattro volte superiore rispetto agli automobilisti, pur commettendo in proporzione solo un quarto delle infrazioni. È un’ulteriore dimostrazione dell’attenzione e della responsabilità con cui viene esercitata questa attività. Come appassionato diportista – aggiunge Monsurrò - capisco bene le preoccupazioni per la sicurezza, ma ritengo necessario basare ogni valutazione su dati concreti e non su percezioni o generalizzazioni. I dati mostrano che, pur essendo l’incidentalità nella nautica da diporto già molto bassa, oltre il 95% degli incidenti coinvolge conducenti in possesso di patente. Questo significa che i natanti sotto i 40 cavalli, che si possono guidare anche senza patente, hanno un’incidenza minima”.
Intanto, però, monta la polemica sul noleggio e sul charter, settori in crescita, ma sistematicamente oggetto di critiche e polemiche, proprio perché ritenuti responsabili di molte imprudenze.
“Si tratta di un settore strategico per l’economia costiera italiana, capace di generare indotto e occupazione di qualità. Come ricordato anche dal ministro del Turismo Daniela Santanchè, un turista che arriva via mare spende in media sul territorio circa il doppio rispetto a un turista tradizionale. Colpire indiscriminatamente questo settore con campagne negative significa danneggiare l’intera filiera turistica e produttiva del mare. Noi di Confindustria Nautica siamo naturalmente favorevoli a rafforzare ogni misura che aumenti la sicurezza, ma lo si deve fare con equilibrio, con regole proporzionate e con il coinvolgimento del settore, non attraverso la criminalizzazione di un’intera categoria che rappresenta un’eccellenza”.
Ma che cosa si può fare, in concreto, per migliorare la sicurezza?
“Proprio per aumentare la sicurezza in mare e la consapevolezza dei conducenti, nel nuovo Regolamento di attuazione del Codice della nautica da diporto, elaborato con il contributo di Confindustria Nautica al tavolo tecnico con il ministero delle Infrastrutture, sono state introdotte norme importanti: limite di velocità ridotto a 8 nodi entro i 500 metri dalla costa, limite a 3 nodi esteso alle rade, divieto di emissioni sonore moleste nella fascia costiera, obbligo di informare gli utenti dei natanti a noleggio e l’introduzione del patentino semplificato (quello ai sedicenni, ndr), che incentiva la formazione anche per chi oggi naviga senza patente. Siamo convinti che serva equilibrio, non divieti generalizzati. La sicurezza si costruisce con formazione, regole chiare e controlli intelligenti”.
Ritiene che i controlli in mare siano sufficienti e svolti con efficacia?
“Capitaneria di porto, Polizia e Guardia di Finanza svolgono un lavoro notevole. Ciò detto, sul tema dei controlli in mare c’è un aspetto da migliorare: il Bollino Blu, che evita controlli ripetitivi e perdite di tempo a chi è già risultato in regola, viene rilasciato solo nel 5% dei casi. Una sua maggiore diffusione permetterebbe di concentrare le risorse sui controlli realmente utili, rendendo più efficace l’azione di vigilanza”.
Tra i temi caldi che incidono sulla vita dei diportisti e sullo sviluppo del turismo nautico c’è il rispetto delle aree marine protette. In Campania ce ne sono 6, quattro delle quali nel golfo di Napoli, e si parla con insistenza dell’istituzione di un’AMP anche a Capri, dove tra le anticipazioni lasciate trapelare dai sindaci dei due comuni interessati, Capri e Anacapri, in materia di restrizioni ne spicca una che prevede l’accesso nel tratto di mare dei Faraglioni “esclusivamente a remi o a nuoto, a partire dal 2026”. E le barche a vela? E quelle con motorizzazione elettrica? E le ibride? L’impressione è che l’integralismo ambientalista, così concepito, possa procurare colpi mortali alla nautica da diporto e danneggiare anche il turismo nautico. Che cosa ne pensa?
“Confindustria Nautica segue con grande attenzione il tema delle Aree Marine Protette e, già nel 2007, ha sottoscritto con il ministero dell’Ambiente un protocollo d’intesa per promuovere una gestione sostenibile della nautica nelle AMP, fondato su soluzioni concrete ed efficaci, come la realizzazione di campi ormeggio a basso impatto ambientale, in alternativa all’ancoraggio libero. Tuttavia l’approccio che sembra emergere dalle prime indiscrezioni su Capri appare ideologico e privo di una reale analisi scientifica e di impatto ambientale. Le limitazioni proposte, che escluderebbero perfino le imbarcazioni a vela, elettriche e ibride, rischiano di compromettere un segmento economico virtuoso e strategico per il territorio, senza apportare reali benefici ambientali”.
Ma la nautica cosa fa per l’ambiente?
“Occorre ricordare che tutta la nautica da diporto mondiale contribuisce appena per lo 0,006% alle emissioni globali di CO₂, un valore assolutamente marginale. Ciò detto, il settore ha da tempo avviato investimenti significativi per migliorare l’efficienza energetica, promuovere l’uso di motori a basse emissioni e sviluppare soluzioni elettriche e ibride. Se l’obiettivo è davvero la tutela dell’ecosistema marino, che Confindustria Nautica condivide, allora le misure devono essere basate su dati oggettivi, non su logiche di divieto indiscriminato. La presenza di boe di ormeggio ben progettate, la regolazione dei flussi e l’educazione ambientale dei diportisti sono strumenti molto più efficaci e sostenibili nel tempo. Serve un dialogo costruttivo, non una guerra di principio alla nautica da diporto, che in realtà rappresenta un valore culturale, economico e ambientale per l’intero Mediterraneo”.




