La copertina del libro

Le strade non uccidono. Lo facciamo noi. “2050: Basta morti sulle strade”, spiega perché il cambiamento è possibile

  • condividi l'articolo

Ci sono otto italiani che questa mattina sono usciti di casa e non sanno che stasera non rientreranno. Uno prenderà la moto per andare al lavoro. Una ragazza attraverserà la strada con le cuffie nelle orecchie. Un nonno accompagnerà il nipote a scuola. Qualcuno salirà su un monopattino. Qualcun altro farà appena cinque chilometri. Nessuno pensa mai che il viaggio più pericoloso della giornata sia quello più breve.

Succede sempre agli altri - È questa la grande bugia che raccontiamo a noi stessi ogni volta che giriamo la chiave nel quadro, premiamo il pulsante Start o infiliamo il casco. La convinzione che la tragedia abbia sempre un altro indirizzo. Poi arriva una telefonata. E il mondo cambia per sempre. Da quel momento restano soltanto il silenzio, una sedia vuota e una domanda che nessuno riesce davvero a sostenere. Perché?

Noi italiani abbiamo un talento straordinario - Sappiamo trasformare perfino il dolore in abitudine. Oltre tremila morti sulle strade ogni anno. Otto ogni giorno. Decine di migliaia di feriti. Una perdita economica che sfiora i 20 miliardi di euro. Ascoltiamo questi numeri come ascoltiamo il bollettino del tempo. Li registriamo. Poi cambiamo canale.

Il problema non è la strada - Non lo è mai stato. Le strade non decidono. Le automobili non decidono. Nemmeno la tecnologia decide. Decidiamo noi. Eppure, proprio oggi disponiamo delle vetture più sicure della storia. Automobili che vedono un pedone prima del conducente. Che frenano da sole. Che correggono la traiettoria. Che leggono la segnaletica. Che sorvegliano perfino la stanchezza di chi guida. Gli ingegneri hanno costruito macchine quasi capaci di pensare. Noi continuiamo, troppo spesso, a guidarle come quarant'anni fa.

Il vero paradosso - Il futuro corre. La cultura resta ferma. Anche le nostre infrastrutture sembrano appartenere a un'altra epoca. Abbiamo automobili del domani su strade progettate ieri. È come pretendere che un treno ad alta velocità viaggi sui binari del vapore. Funziona. Ma non abbastanza. Esiste però una città che ha dimostrato come tutto questo non sia inevitabile. Helsinki. Per un intero anno nessuna vittima della strada. Non fortuna. Metodo. Educazione. Urbanistica. Tecnologia. Controlli. Rispetto.

La vita vale più della velocità. - È lo stesso filo che attraversa "2050: Basta morti sulle strade", il volume di Paolo Artemi ed Evasio Pasini per la casa editrice Egaf. Un libro che, in realtà, parla molto meno di automobili di quanto il titolo lasci immaginare. Parla dell'uomo. Della sua fretta. Della sua arroganza. Della sua distrazione. Ma anche della sua straordinaria capacità di cambiare. Ci ricorda che il motociclista non è un centauro. È un corpo. Che il ragazzo sul monopattino non è un intralcio. È un equilibrio fragile. Che il pedone non è un ostacolo. È una persona. E allora compare un'espressione che meriterebbe di entrare nel lessico quotidiano: guida dolce.

Guida dolce non significa andare lentamente - Significa guidare sapendo che ogni automobile trasporta anche una responsabilità. La strada è l'unico luogo pubblico dove ogni giorno affidiamo la nostra vita a perfetti sconosciuti. Ci avete mai pensato? Incrociamo centinaia di persone senza conoscerne il nome. Eppure, confidiamo che rispettino un semaforo. Una precedenza. Una distanza di sicurezza. In fondo la circolazione stradale è il più grande esercizio quotidiano di fiducia civile. Funziona soltanto se ognuno protegge anche la vita degli altri.

Il 2050 non è una data - È una domanda. Saremo abbastanza intelligenti da costruire un Paese nel quale una madre non debba più aspettare invano il rumore della chiave nella porta? Oppure continueremo a considerare inevitabili morti che inevitabili non sono? La risposta non è nascosta dentro un'automobile. È molto più vicina. È dentro ciascuno di noi.

  • condividi l'articolo
venerdì 10 luglio 2026 - Ultimo aggiornamento: 17:58 | © RIPRODUZIONE RISERVATA