La ricarica di un'auto elettrica

Regno Unito, avviata la revisione sugli obiettivi di CO2: l’elettrico va veloce, ma non abbastanza

di Nicola Desiderio
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Il Regno Unito ha avviato ufficialmente la revisione del Zero Emission Vehicle Mandate, il regolamento che fissa gli obiettivi di emissione ed elettrificazione delle vendite di automobile e prevede nel 2030 lo stop a quelle alimentate solo a benzina e a gasolio con il restante 20% di ibrido e l’80% di elettrico per arrivare al 100% nel 2035.

Il nuovo primo ministro, Andy Burnham e il suo nuovo esecutivo si sono messi al lavoro sulla questione di fronte alla concreta prospettiva che già da quest’anno gli obiettivi prefissati del 33% di elettrico nelle vendite non vengano rispettati nonostante il Regno Unito stia marciando molto più veloce di tanti altri paesi e l’elettrico rappresenti il 25% del targato nei primi 6 mesi dell’anno con un giugno al 30%, un aumento del 45% rispetto al 2025 e ormai oltre 2 milioni di BEV sulle strade.

Per raggiungere tali obiettivi il governo ha messo a disposizione uno stanziamento complessivo di 7,5 miliardi di sterline per incentivi all’acquisto e favorire lo sviluppo di una rete di ricarica che oggi comprende 120mila stazioni stimolando investimenti da parte delle aziende coinvolte per circa 30 miliardi. Allo stesso tempo però, ha annunciato che dal 2028 le auto elettriche pagheranno 2 centesimi al chilometro per bilanciare la perdita di gettito fiscale legata al calo delle vendite dei carburanti.

La distanza dagli obiettivi è ancora più grave per i mezzi commerciali, a tal punto che già lo scorso anno l’ex premier, Keir Starmer, aveva avviato il processo per abbassarli: secondo la SMMT (Society of Motor Manufacturers & Traders, l’associazione dei costruttori e distributori di veicoli) siamo al 14,7% nei primi sei mesi dell’anno, anche qui con un aumento consistente del 74,1%, ma ben distanti dal 24% previsto per il 2026 e dal 70% fissato per il 2030.

Al numero 10 di Downing Street e negli altri uffici governativi sono già state avviate le consultazioni con tutti gli attori coinvolti e trovare il modo di spingere in ogni caso il mercato e il circolante verso l’elettrificazione e, allo stesso tempo, limitare le conseguenze che da anni stiamo osservando ovvero limitazioni all’accessibilità alla mobilità e la crisi dell’industria automotive che non riesce a contenere i costi e dunque perde competitività, soprattutto nei confronti dei costruttori cinesi.

Sul tavolo c’è un ammorbidimento degli obiettivi, a partire da quello dell’80% del 2030 con ipotesi che arrivano al loro abbassamento fino al 50% oppure introducono la loro flessibilità fino al 2034 che consentirebbe di rimanere più vicini ai target di CO2 fissati. Il piano prevederebbe il divieto alle vendite delle mild-hybrid già dal 2030 e una modifica al meccanismo che oggi favorisce le PHEV.

Le ibride plug-in oggi infatti possono essere acquistate convertendo i loro valori di CO2 in crediti ZEV, basandosi ovviamente sui dati di omologazione che, così come l’esperienza ha dimostrato, sono ben lontani da quelli reali, non tanto per la loro efficienza intrinseca, ma per come vengono utilizzate, ovvero ricaricate poco alla spina così che le loro emissioni sono normalmente superiori da 3 a 7 volte rispetto a quanto dichiarato.

Questo meccanismo ha favorito enormemente le vendite delle PHEV tanto che valgono il 13% del totale, in crescita dal 10,3% dello scorso anno. Secondo le ipotesi attuali, dopo il 2030 potranno essere vendute anche le full-hybrid proprio per la loro capacità di viaggiare spesso con il solo motore elettrico in condizioni reali. Tutti questi nuovi criteri riguarderebbero sia le auto sia i van.

Il documento di 93 pagine prodotto dal governo britannico ipotizza inoltre nuove possibili misure di incentivazione per stimolare l’acquisto di auto ad emissioni basse o nulle come i crediti di imposta per quelle capaci di operare il cosiddetto V2G (Vehicle-to-Grid), incentivi all’acquisto delle elettriche di dimensioni compatte e altre misure di flessibilizzazione per la CO2 prodotta dai veicoli.

Così come sta facendo la Commissione Europea, si punta anche a diminuire i costi burocratici e di compliance, ovvero per rendere il veicolo conforme alle norme di circolazione. Nel documento non si fa invece espresso riferimento alle sanzioni per il mancato raggiungimento degli obiettivi che, al momento, sono di 15mila sterline per ogni veicolo non conforme e di 18mila sterline invece per i mezzi commerciali.

A conti fatti, si tratta di sanzioni già ben più morbide di quelle previste dall’Unione Europea (99 euro per ogni grammo per ogni veicolo venduto), anche se era già stato ipotizzato un loro ridimensionamento rispettivamente a 12mila e 15 mila sterline. Il Regno Unito ha sicuramente il vantaggio di avere un iter di consultazione e approvazione molto più rapido dando così agli automobilisti, alle aziende e all’industria la possibilità di adeguarsi alle nuove regole.

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mercoledì 19 agosto 2026 - Ultimo aggiornamento: 15:49 | © RIPRODUZIONE RISERVATA