Qualità e valore mantenuti nel tempo. Il ceo di Kinto, Caruccio: «Anche per questo le nostre auto possono essere garantite 15 anni»

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«La cosa più bella del percorso compiuto da Kinto è il livello di attenzione, coinvolgimento e confronto con il quale abbiamo costruito insieme un itinerario di valore per noi, i concessionari e il cliente riuscendo a garantire servizi di mobilità da un minuto a 72 mesi». Mauro Caruccio, CEO e Chairman di Kinto Italia e amministratore delegato di Toyota Financial Services Italia, sa bene che il business è fatto di numeri, ma anche che alcuni risultati non appartengono al regno della quantità.
I numeri raggiunti da Kinto nel 2025 parlano di soli: le immatricolazioni da noleggio a lungo termine sono state oltre 14.000 (+35%), la flotta adibita al noleggio a breve termine ha raggiunto i 1.340 veicoli (+35%), il corporate carpooling ha visto una crescita dei viaggi del 63% facendo risparmiare 87 tonnellate di CO2 (+20%) e anche l’app dell’aggregatore di mobilità Kinto Go ha visto un aumento del 20% nelle transazioni mentre Kinto Share a Venezia è il primo servizio di car sharing a idrogeno. «Abbiamo rinnovato il nostro accordo per altri 4 anni» annuncia Caruccio il quale conduce Kinto sin dalla fondazione nel 2020 quando nasce come terzo marchio globale del Gruppo per la volontà di Akio Toyoda di trasformare Toyota da car company a mobility company.

Il noleggio a lungo termine è l’attività più importante di Kinto che oggi è il sesto operatore in Italia, ma definirla semplicemente una captive è riduttivo. «Kinto ha uno spettro di operazioni sicuramente più esteso perché è un ecosistema fatto di servizi e soluzioni di mobilità ed è la componente fondamentale di una strategia ben più ampia». Di sicuro Toyota e Kinto vogliono contare sempre di più tra le flotte, un mercato che vale oltre il 40% delle vendite, è in continua crescita e si muove in modo sempre più razionale in rapporto ad una moltitudine di fattori come la transizione, il regime del fringe benefit – che sta spostando il mix inevitabilmente verso soluzioni più elettrificate – e i limiti di circolazione senza contare le problematiche energetiche legate ai conflitti. Ma lo fa sempre in base alle esigenze del territorio.
Per questo i dealer sono lo strumento indispensabile per mettere a terra il business e oggi tutti i concessionari legati a Toyota Motor Italia hanno Kinto incluso nel loro mandato. «All’inizio non è stato facile convincere i nostri partner, ma alla fine hanno capito come tutte queste soluzioni costituiscono un unico modello integrato che agisce in maniera bidirezionale per andare incontro alle esigenze di mobilità direttamente sul territorio». Elemento fondamentale sono i dati, per i quali la similitudine con il petrolio per definirne il valore è superata: «Il petrolio si immagazzina, i dati no – sostiene Caruccio – perché servono a costruire un patrimonio di conoscenza che modifica la governance e i processi dando la possibilità di essere agili ed intercettare le esigenza di mobilità».

L’altro elemento sono i prodotti del costruttore numero 1 al mondo e che prima e più di tutti ha arricchito i veicoli con servizi che li valorizzano. Caruccio per definire questa combinazione usa il termine “servitizzazione” che è nei fatti un modo di accompagnare un prodotto sul mercato modificandone l’idea stessa, di come viene progettato, venduto, assistito e poi gestito come valore. «Per noi l’automobile è un asset che deve durare nel tempo e generare valore a 360 gradi per il gruppo, i clienti e tutto quello ci costruiamo intorno facendo in modo che venga utilizzato fino alla fine della sua vita utile attraverso più cicli di utilizzo. In questo senso – prosegue Caruccio – non c’è un’auto nuova ed un’auto usata, ma un bene che noi come gruppo Toyota e come Kinto abbiamo la responsabilità di valorizzare. Per questo diamo una garanzia fino a 15 anni se il veicolo viene manutenuto regolarmente o facciamo campagne di richiamo anche se ha più di 20 anni: perché vogliamo tutelarne e mantenerne la qualità e il valore nel tempo».
A questo proposito, Kinto propone il noleggio a lungo termine anche per l’usato: «Va bene ed è una formula interessante, ma funziona – precisa – solo se vengono fatte a monte alcune cose come il progettare un’auto fatta per durare e che ci permette di offrire a livelli di prezzo più bassi prodotti elettrificati anche a chi ha vincoli di bilancio e, come indicato da Akio Toyoda, di offrire mobilità a tutti senza lasciare nessuno indietro». Si tratta dunque di un modello di business che ha riflessi sociali e nel quale la strategia multitecnologica di prodotto di Toyota si specchia con quella multiservizio di Kinto. Qualcuno sta provando a imitarlo? «No, io vedo costruttori che, insieme a grandi partner finanziari, pensano di più a quanto una captive aggiunge in termini di fatturato. Noi – conclude Caruccio – abbiamo scelto un modo diverso: dare al concessionario un portafoglio in grado di generare a lento rilascio valore a 360 gradi attraverso integrazione ed efficienza, creando con il cliente una relazione di fiducia, fedeltà e continuità».




