Roberto Pietrantonio (Unrae)

Roberto Pietrantonio (Unrae): «Al mercato serve molta chiarezza. Ora anche i concessionari sono coinvolti nel noleggio»»

di Nicola Desiderio
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Roberto Pietrantonio è presidente dell’Unrae dal giugno del 2025 e non ha dubbi sull’importanza dei messaggi forniti da istituzioni e media. «Il mercato risponde alla chiarezza, questo vale per i privati così come le flotte – afferma l’AD di Mazda Italia – dunque il primo supporto per il mercato è la chiarezza».

Vediamo allora come si muove e si muoverà il mercato, in particolare per le flotte...
«Cresce del 9%: siamo dunque ancora lontani dai livelli pre-covid, ma al momento non risente della situazione geopolitica e macroeconomica. Il noleggio cuba circa un terzo del totale e il lungo termine è in calo del 3%, soprattutto a causa delle captive che lo scorso anno erano cresciute molto compiendo operazioni tipo km zero. Ma questo vuol dire che oggi la parte sana del mercato è cresciuta. Il noleggio a breve è salito addirittura del 51% a causa delle Olimpiadi, della Pasqua anticipata e anche di marchi nuovi che stanno facendo ricorso in maniera significativa al rent-a-car per farsi conoscere…»

Sta parlando dei cinesi?
«Eh sì, sto parlando dei cinesi che crescono anche nel NLT grazie al nuovo regime sul fringe benefit che spinge le aziende verso le plug-in hybrid per non penalizzare i propri dipendenti. Questo però dimostra che quando la politica dà una direttiva chiara, le aziende reagiscono velocemente».

Nel recente passato le società di noleggio captive hanno sopravanzato le cosiddette top. Ora sembra che le gerarchie si siano stabilizzate…
«Sicuramente c’è una stabilizzazione del mercato dove la formula del noleggio sta prendendo piede anche presso i privati. Inoltre ci sono captive che fanno il 100% del loro business con i loro marchi di riferimento e altre che sono intorno all’80% dunque sono in diretta competizione con le top. Questo vuol dire che c’è un equilibrio più spontaneo tra domanda e offerta».

E i concessionari, prima esclusi dal business del noleggio, oggi hanno un ruolo centrale…
«Sì, ci sono anche concessionari che si sono fatti la loro società di noleggio. In generale, c’è una triangolazione tra costruttori, società di noleggio e reti che deve essere gestita con saggezza scegliendo le politiche di prezzo tra i vari canali in relazione ai volumi per proteggere marginalità e valore residuo. Solo in questo modo si semina per il futuro».

Le associazioni automotive hanno costruito nel tempo un fronte unito, ma le istituzioni ancora non recepiscono a dovere le loro sollecitazioni. Perché?
«Come associazioni stiamo lavorando insieme molto bene su temi comuni come la penetrazione dell'elettrico, la fiscalità, l’occupazione... Il problema è che il tavolo automotive del Ministero dell’Industria risulta dispersivo e le nostre istanze riguardano molti ministeri, dunque le nostre richieste sono frammentate fra più interlocutori. Per questo l’UNRAE ha chiesto la costituzione di un tavolo coordinato interministeriale per l’automobile».

Le deleghe per la fiscalità sono state prorogate. Pensa che stavolta ce la potremo fare?
«Le associazioni auto stanno lavorando per una proposta comune con la consapevolezza che non ci sono molte risorse. Siamo però sicuri che c’è un modo sostenibile per i conti pubblici di rinnovare il parco circolante anche attraverso l’usato fresco. Auspico che le istituzioni vogliano prendere decisioni delle quali beneficerebbero le aziende e l’intera economia».

Gli incentivi fanno parte della vostra proposta?
«Se vi fossero sarebbero i benvenuti anche se io preferirei misure incentivanti strutturali, costituite non solo da agevolazioni economiche. Ad esempio, la decisione del Comune di Roma di far pagare la ZTL anche alle elettriche è un controsenso. Occorre che vi sia un coordinamento centrale per rendere coerenti, strutturali e continuative le varie forme di incentivazione. E poi c’è il problema della penetrazione dell’elettrico, non tanto per le emissioni, ma perché rischiamo di diventare industrialmente un paese di serie B dove i costruttori ritengono di non dover più investire».

A questo proposito, lei ha messo spesso l’accento sulla narrazione tossica fatta dell’auto elettrica. Questo vale anche per le flotte?
«Sì, se i decisori sono incerti nella narrazione, anche i fleet manager hanno difficoltà a capire se indirizzare gli investimenti verso una tecnologia o un’altra. Questa è una responsabilità delle istituzioni e dei media. Occorre superare le polarizzazioni e le contrapposizioni per fare in modo che i consumatori si informino senza pregiudizi e i decisori prendano decisioni serene e lungimiranti».

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venerdì 8 maggio 2026 - Ultimo aggiornamento: 10:03 | © RIPRODUZIONE RISERVATA