Stinger, il manifesto del brand: Kia sfoggia nella granturismo contenuti premium

di Giampiero Bottino
MILANO - Anche se in Europa sbarcherà nell’ultimo scorcio dell’anno, la Kia Stinger svelata al Salone di Detroit nella versione destinata al mercato americano ha suscitato un notevole interesse su questa sponda dell’Atlantico. Icona della più recente espressione del design Kia, questa granturismo di notevole eleganza formale non è solo un’automobile vera, ma anche una bandiera delle competenze stilistiche e tecnologiche raggiunte dal marchio coreano che ormai bussa, con discrezione ma con assoluta credibilità, alle porte del mondo premium.
 
 


Nata nella scia della concept car GT del 2011, la Stinger è stata mostrata (in attesa del debutto ufficiale al Salone di Ginevra) nella configurazione destinata ai mercati del Vecchio Continente con una presentazione statica svoltasi a Milano- È stati il primo contatto con quella che è la vettura di serie più performante nella storia del marchio, un’auto che nell’ottica italiana potrà sicuramente dare un grande contributo all’offensiva nel settore delle flotte aziendali lanciata da Giuseppe Bitti, amministratore delegato di Kia Motors Italia, in coincidenza con il recente arrivo della Optima Sportswagon, che assieme alla versione berlina costituisce una coppia che sembra fatta su misura per le esigenze della clientela business.

Anche se saranno i clienti Usa i primi ad apprezzarla, questa granturismo è coreana per appartenenza di marca, ma europea come carta d’identità: è stata disegnata dal centro stile di Francoforte, affinata da punto di vista dinamico dagli specialisti della divisione Test a High Performance che ha sede nell’area del leggendario Nurbürgring, progettata per soddisfare i gusti e le abitudini di guida europei.

Realizzata con dimensioni (è lunga 4.830 mm e larga 1.870) che la collocano ai vertici della categoria delle berline sportive per spazio a disposizione di passeggeri e bagagli, in Europa la Stinger, a differenza della sorella americana, potrà contare anche sull’immancabile turbodiesel – un 2.2 da 200 cv e 440 Nm di coppia massima – in aggiunta ai due motori a benzina visti a Detroit, il 2.0 turbo da 255 cv e soprattutto il 6 cilindri 3.3 biturbo che legittima in ogni dettaglio le ambizioni sportive della vettura: 370 cv, 510 Nm di coppia massima, impianto frenante Brembo, cambio automatico a controllo elettronico a 8 rapporti, velocità massima di 270 km all’ora con un’accelerazione 0-100 in 5,1 secondi, cerchi da 19 pollici, trazione posteriore in alternativa a quella integrale.

In quest’ultimo caso, la ripartizione della motricità viene ottimizzata grazie a un sistema interamente nuovo denominato Dtvc (Dynamic torque vectoring control) che regola automaticamente la distribuzione della coppia tra gli assi in base ai comandi di guida e all’aderenza. Per la prima volta un modello del brand coreano dispone di un sistema di sospensioni a controllo elettronico che consente di modificare l’assetto della vettura secondo le modalità: Personal, Eco, Sport, Comfort e Smart.
 
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Venerdì 27 Gennaio 2017, 19:48
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